Marketing digitale non salutare tra le popolazioni aborigene in Australia: risultati dallo studio pilota #DigitalMob.
Titolo originaleUnhealthy Digital Marketing Among Aboriginal People in Australia: Findings From the #DigitalMob Pilot Study.
Health promotion journal of Australia : official journal of Australian Association of Health Promotion Professionals · 2027
Sintesi in italiano
Lo studio aveva l'obiettivo di quantificare l'esposizione degli adulti aborigeni australiani al marketing digitale di prodotti non salutari come cibi e bevande poco salutari, alcol, gioco d'azzardo, tabacco e sigarette elettroniche, analizzare le differenze demografiche in tale esposizione e descrivere le caratteristiche di queste forme di marketing, inclusi marchi, piattaforme e tattiche promozionali. Trentuno adulti aborigeni hanno registrato i propri schermi per circa un terzo del loro tempo giornaliero abituale (massimo sessanta minuti). Le registrazioni sono state analizzate tramite SCANNER, un sistema automatico capace di rilevare il marketing di prodotti non salutari. Sono stati raccolti anche dati demografici e comportamenti online usuali mediante un questionnaire. La maggior parte dei partecipanti (ventinove su trentuno, pari al novantaquattro per cento) è risultata esposta a marketing digitale non salutare. Sono state rilevate cinquecentoottantasette istanze di marketing, di cui il quarantasette per cento attribuito a marchi di cibo non salutare, seguiti dal gioco d'azzardo (ventotto per cento), alcol (quindici per cento), bevande zuccherate (nove per cento) e tabacco (uno per cento). Non è stato rilevato marketing di sigarette elettroniche. L'esposizione media stimata è stata di quarantapuntoquattro istanze al giorno (intervallo interquartile: undici-novantadue). I partecipanti maschi e di età pari o inferiore a trenta anni hanno registrato una maggiore esposizione complessiva e specifica per cibo non salutare, alcol e gioco d'azzardo. Lo studio sottolinea la vasta diffusione del marketing digitale di prodotti dannosi nella vita quotidiana degli aborigeni australiani. Tuttavia, i dati si basano su un campione limitato e brevi periodi di registrazione, e non si approfondiscono gli effetti diretti sull'individuo. Nessuna menzione è fatta di sindromi psicopatologiche o interventi terapeutici specifici.
Sintesi generata con IA. Verifica metodi, risultati e limiti nella pubblicazione originale.
Abstract originale
ISSUE ADDRESSED: This study aimed to quantify Aboriginal adults' exposure to digital marketing of unhealthy food and beverages, alcohol, gambling, tobacco and e-cigarettes; analyse demographic differences in marketing exposure; and describe the nature of digital marketing reaching Aboriginal audiences, including brands, platforms and marketing tactics. METHODS: Thirty-one Aboriginal adults were asked to record their screens, capturing approximately one-third of their usual daily screen time (maximum 60 min). Recordings were analysed using SCANNER, an automated system trained to detect unhealthy commodity marketing. Demographic data and usual online behaviours were collected via an online survey. Descriptive statistics, a post hoc Mann-Whitney U test and a Fisher-Freeman-Halton extension of Fisher's Exact test were used to analyse differences in marketing detections. RESULTS: Most participants (n = 29/31, 94%) were exposed to unhealthy digital marketing. Of the 587 marketing instances detected, unhealthy food brands were most common (47%), followed by gambling (28%), alcohol (15%), sweetened beverages (9%) and tobacco (1%). No e-cigarette marketing was detected. Estimated daily exposure to unhealthy digital marketing was 40.4 (IQR: 11-92) instances per day. Male participants, aged 30 years and under, recorded significantly more marketing detections overall and for unhealthy food, alcohol and gambling brands. CONCLUSION: Findings highlight the pervasiveness of unhealthy food and beverage, gambling and alcohol marketing in the everyday digital lives of Aboriginal participants. SO WHAT?: Comprehensive regulation of unhealthy digital marketing is urgently required to advance Aboriginal health.
Parole chiave
Testo integrale in italiano
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Marketing digitale non salutare tra le popolazioni aborigene in Australia: risultati dallo studio pilota #DigitalMob
SOMMARIO
Problema affrontato
Questo studio mirava a quantificare l'esposizione degli adulti aborigeni al marketing digitale di cibi e bevande non salutari, alcol, gioco d'azzardo, tabacco e sigarette elettroniche; analizzare le differenze demografiche nell'esposizione al marketing; e descrivere la natura del marketing digitale che raggiunge il pubblico aborigeno, inclusi marchi, piattaforme e tattiche di marketing.
Metodi
Trentuno adulti aborigeni sono stati invitati a registrare i loro schermi, catturando circa un terzo del loro consueto tempo di utilizzo dello schermo giornaliero (massimo 60 min). Le registrazioni sono state analizzate utilizzando SCANNER, un sistema automatizzato addestrato a rilevare il marketing di prodotti non salutari. Dati demografici e comportamenti online usuali sono stati raccolti tramite un sondaggio online. Sono state utilizzate statistiche descrittive, un test post hoc Mann–Whitney U e un'estensione Fisher–Freeman–Halton del test esatto di Fisher per analizzare le differenze nelle rilevazioni di marketing.
Risultati
La maggior parte dei partecipanti (n = 29/31, 94%) è stata esposta a marketing digitale non salutare. Delle 587 occorrenze di marketing rilevate, i marchi di cibo non salutare erano i più comuni (47%), seguiti da gioco d'azzardo (28%), alcol (15%), bevande zuccherate (9%) e tabacco (1%). Non è stato rilevato marketing di sigarette elettroniche. L'esposizione giornaliera stimata al marketing digitale non salutare era di 40.4 (IQR: 11–92) occorrenze al giorno. I partecipanti di sesso maschile, di età pari o inferiore a 30 anni, hanno registrato significativamente più rilevazioni di marketing complessive e per i marchi di cibo non salutare, alcol e gioco d'azzardo.
Conclusione
I risultati evidenziano la pervasività del marketing di cibo e bevande non salutari, gioco d'azzardo e alcol nelle vite digitali quotidiane dei partecipanti aborigeni.
E allora?
È necessaria con urgenza una regolamentazione completa del marketing digitale non salutare per promuovere la salute aborigena.
Parole chiave: Aborigeni australiani, marketing digitale, salute pubblica, social media
1.Introduzione
Si stima che i prodotti e le pratiche del settore commerciale contribuiscano a più di 20 milioni di morti a livello globale ogni anno [1]. I determinanti commerciali della salute (CDoH), definiti come i sistemi, le pratiche e i percorsi attraverso i quali gli attori commerciali influenzano la salute e l'equità, svolgono un ruolo chiave nella guida delle malattie non trasmissibili (MNT) a livello globale [1]. Nei settori del tabacco, gioco d'azzardo, alcol e alimenti ultra-processati, gli attori commerciali impiegano strategie sofisticate e coordinate per proteggere i profitti a scapito della salute umana e del pianeta [2]. Queste pratiche modellano la disponibilità, la convenienza, l'accessibilità e l'attrattiva di prodotti dannosi per la salute [3].
I popoli Aborigeni e delle Isole dello Stretto di Torres, i Popoli originari dell'Australia, hanno mantenuto società sane e autodeterminate per decine di migliaia di anni prima dell'arrivo degli europei. Gli effetti duraturi della colonizzazione, del razzismo istituzionale e di un'economia guidata dal profitto continuano a imporre un carico sproporzionato di malattie alle popolazioni aborigene e delle Isole dello Stretto di Torres, con malattie cardiovascolari, cancro, malattie respiratorie, diabete di Tipo 2, condizioni di salute mentale e suicidio tra le principali cause di morbilità e mortalità [4, 5]. Gran parte di questo carico è guidato da potenti industrie commerciali. Il tabacco commerciale, il cibo e le bevande non salutari e l'alcol si stima contribuiscano rispettivamente per 20%, 15% e 12% al divario di aspettativa di vita tra aborigeni e isolani dello Stretto di Torres e australiani non indigeni [6], mentre l'industria del gioco d'azzardo contribuisce a danni sociali, psicologici e finanziari [7] e a una considerevole proporzione di suicidi australiani [8]. La nostra ricerca ha identificato che il marketing di cibo non salutare, alcol e gioco d'azzardo è una preoccupazione chiave tra la popolazione aborigena [9, 10].
La commercializzazione di prodotti nocivi è diventata sempre più pervasiva negli ambienti fisici e digitali, plasmando le norme sociali e aumentando il desiderio, l'accettabilità e il consumo di prodotti non salutari [1]. La promozione aggressiva di tabacco, alcol e cibi malsani mina gli sforzi globali per prevenire e controllare le malattie non trasmissibili (MNT) [11], mentre l'esposizione alla pubblicità di prodotti non salutari sta guidando il consumo e danni correlati a livello sociale, emotivo, finanziario e intergenerazionale [12]. Negli ambienti digitali, inclusi siti web, social media, applicazioni mobili e giochi online, il marketing è ubiquo, spesso altamente personalizzato, mirato e interattivo, amplificato attraverso reti di pari e influencer online in modi che oscurano il suo intento commerciale [13]. Gli attori commerciali investono nel marketing sui social media per la sua ampia portata, basso costo e capacità di indirizzare e coinvolgere attivamente specifici pubblici [14]. Gli adulti aborigeni e dei Torres Strait Islander sono utenti attivi dei social media, con un sondaggio nazionale che ha rilevato che 85% utilizzano i social media in tutte le aree geografiche, con Facebook come piattaforma più popolare [15]. Questo alto livello di coinvolgimento con le piattaforme digitali rende il marketing digitale di prodotti non salutari particolarmente rilevante per le comunità aborigene e dei Torres Strait Islander; tuttavia, la natura effimera, opaca e algoritmicamente mirata della pubblicità online rende difficile il suo monitoraggio e regolamentazione [16].
Una sfida per i governi nell’implementare politiche e regolamenti efficaci sul marketing digitale è l’assenza di dati affidabili di monitoraggio ed esposizione [16]. Sia i dati sulle spese di marketing dell’industria sia le misure auto-riferite tendono a sottostimare l’effettiva esposizione al marketing digitale [17], mentre monitorare i contenuti online richiede molte risorse e solleva preoccupazioni sulla privacy [16]. Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto nuove tecniche per monitorare l’esposizione al marketing digitale e il rispetto delle normative, nonché restrizioni sulla pubblicità verso i bambini e gruppi che possono essere maggiormente presi di mira dagli attori commerciali [16]. Si sa poco sull’esposizione delle popolazioni indigene al marketing digitale di prodotti non salutari. Questo rappresenta una lacuna significativa data la fondamentale rilevanza del diritto all’autodeterminazione e all’agenzia delle popolazioni indigene nelle decisioni che influenzano le loro vite [18], che un marketing commerciale mirato può attivamente minare.
Gli strumenti di intelligenza artificiale combinati con tecniche di registrazione dello schermo offrono un approccio promettente per monitorare l'esposizione individuale al marketing digitale. Sono stati sviluppati modelli di apprendimento automatico per rilevare automaticamente la commercializzazione di prodotti non salutari all'interno dei dati digitali [19]. I processi automatizzati di rilevamento ed estrazione riducono il tempo di analisi e la necessità per i ricercatori di visionare dati sensibili dei partecipanti, mentre la privacy può essere ulteriormente migliorata attraverso tecnologie di sfocatura del volto [20]. SCANNER è uno dei pochi sistemi automatizzati in grado di rilevare e classificare marchi di tabacco, sigarette elettroniche, alcol, gioco d’azzardo e prodotti alimentari e bevande, sia in dati immagini sia video, con elevati livelli di sensibilità [21]. Data la mancanza di prove sull'esposizione al marketing digitale nelle popolazioni indigene, lo studio pilota #DigitalMob ha cercato di utilizzare SCANNER per monitorare il marketing digitale non salutare tra gli Aboriginal. In particolare, miriamo a quantificare l’esposizione delle popolazioni aborigene al marketing digitale di cibo e bevande non salutari, alcol, gioco d’azzardo, tabacco e sigarette elettroniche, analizzare le differenze demografiche nell’esposizione al marketing; e descrivere la natura del marketing digitale rivolto ai pubblici aborigeni, includendo marchi, piattaforme e tipi e tattiche di marketing.
2.Metodi
Questo studio pilota faceva parte di un progetto di ricerca più ampio guidato da aborigeni sui determinanti commerciali della salute degli Aboriginal e dei Torres Strait Islander [22]. Il team di ricerca include ricercatori universitari aborigeni e non, con competenze nella ricerca sulla salute indigena e sui determinanti commerciali della salute, lavorando in collaborazione con enti nazionali e statali di rappresentanza degli Aboriginal Community Controlled Health Organisations (ACCHO). La supervisione è stata fornita da un comitato di governance dei dati indigeni per garantire che fossero rispettati i principi di autodeterminazione e sovranità dei dati indigeni. Riferiamo questo studio secondo la dichiarazione CONSIDER per rafforzare la segnalazione della ricerca sanitaria che coinvolge popolazioni indigene [23].
2.1.Disegno dello studio
Lo studio #DigitalMob è stato sviluppato a seguito di precedenti ricerche comunitarie con il settore ACCHO, che hanno identificato il marketing non salutare sui social media come una questione prioritaria [9, 10]. Abbiamo condotto uno studio pilota utilizzando un'applicazione mobile (Indeemo) per raccogliere registrazioni dello schermo dei social media dai partecipanti aborigeni e il SCANNER, un sistema di rilevamento del marketing abilitato all'IA, per quantificare l'esposizione dei partecipanti al marketing digitale non salutare. Riconoscendo la natura sensibile della raccolta dei dati digitali dei partecipanti, abbiamo collaborato strettamente con i partner ACCHO durante tutto il processo di ricerca e abbiamo impiegato una ricercatrice aborigena esperta (S.A.-B.), con sede in Victoria, per guidare il reclutamento e la raccolta dei dati dei partecipanti. Basandoci sui consigli delle nostre organizzazioni partner e sulle ulteriori considerazioni etiche coinvolte nella ricerca con bambini e adolescenti, abbiamo limitato lo studio pilota agli adulti. Pianifichiamo di utilizzare i risultati di questo pilota per informare future ricerche sul CDoH con un campione più ampio di partecipanti aborigeni e delle Isole dello Stretto di Torres, inclusi gruppi di età più giovani.
2.2.Partecipanti e Reclutamento
Abbiamo reclutato i partecipanti principalmente attraverso le reti dei membri aborigeni del team di ricerca e delle organizzazioni partner comunitarie. Un volantino di reclutamento è stato affisso nelle bacheche comunitarie e diffuso tramite social media, includendo un codice QR che rimandava a un sondaggio online per l'idoneità. Per essere idonei, i partecipanti dovevano vivere in Australia; identificarsi come aborigeni e/o delle Isole dello Stretto di Torres; avere un'età ≥ 18 anni; utilizzare un dispositivo digitale almeno una volta alla settimana; accedere ad almeno un account di social media; e poter fornire un consenso informato in inglese. I partecipanti idonei sono stati invitati a partecipare a un briefing di 10–15 min in videochiamata con un membro del team di ricerca (S.A.-B. o K.H.) per illustrare le procedure dello studio, rispondere a domande e affrontare eventuali preoccupazioni prima dell'inizio dello studio.
2.3.Raccolta Dati
Le registrazioni video dello schermo sono state raccolte tramite l'applicazione mobile Indeemo che i partecipanti hanno scaricato sul loro consueto dispositivo mobile. Ai partecipanti è stato chiesto di registrare i loro schermi in un giorno feriale e in un giorno del fine settimana, catturando circa un terzo del loro tempo medio giornaliero davanti allo schermo (ad esempio, 20 min se il tempo d'uso abituale era di 1 h), fino a un massimo di 60 min di registrazione al giorno. I partecipanti controllavano cosa e quando registrare, con istruzioni di mettere in pausa la registrazione durante attività private (ad esempio, messaggi personali, transazioni finanziarie) e potevano rivedere, modificare ed eliminare le registrazioni prima di caricarle in modo sicuro al team di ricerca.
Prima dell'analisi, tutte le registrazioni sono state elaborate mediante un'applicazione automatica di sfocatura dei volti per proteggere la privacy dei partecipanti e di terzi.
Una volta completate le registrazioni dello schermo, i partecipanti hanno compilato un sondaggio online (tramite Qualtrics). Il sondaggio raccoglieva informazioni su dati demografici, tempo medio di utilizzo dello schermo e comportamenti online. Il tempo medio giornaliero online è stato autosegnalato utilizzando opzioni di risposta categoriali (fino a 30 min, fino a 1 h, fino a 2 h e così via). I sondaggi sono stati testati con un membro aborigeno del team prima dell'implementazione per garantire appropriatezza e chiarezza. La raccolta dati è avvenuta tra gennaio e settembre 2025. Al termine, i partecipanti hanno ricevuto una carta regalo da $150 AUD come rimborso per il loro tempo. Alla conclusione dello studio, i partecipanti hanno anche ricevuto un riepilogo personalizzato della loro esposizione al marketing.
2.4.Gestione e Analisi dei Dati
Tutti i dati (registrazioni dello schermo e sondaggi) sono stati de-identificati, collegati tramite ID partecipante univoci e conservati in modo sicuro sul server dell'università, in conformità con l'approvazione etica e i protocolli di sicurezza dei dati. Le registrazioni dello schermo sono state analizzate usando SCANNER, un sistema IA addestrato a rilevare 141 marchi unici di alcol, 205 marchi di alimenti/bevande, 146 promozioni di giochi d'azzardo (inclusi tre piattaforme di criptovalute) e promozioni di tabacco, sigarette elettroniche e sacchetti di nicotina. Le rilevazioni di SCANNER sono limitate da un set fisso di segnali di marketing basati su immagini e testo. L'analisi è stata eseguita su unità di elaborazione grafica (GPU) sicure e controllate dall'istituzione. Lo sviluppo e la validazione di SCANNER sono stati descritti dettagliatamente altrove [21, 24].
Sono state identificate le istanze di marketing dall'output di SCANNER, che consisteva in brand rilevati per ogni fotogramma video a una frequenza di 16 fotogrammi al secondo. Le rilevazioni continue a livello di fotogramma sono state aggregate in singole "istanze" di marketing (conteggiate una sola volta) e sono state sottoposte a revisione manuale da un membro del team di ricerca (K.H.) per la verifica come veri positivi o falsi positivi, con questi ultimi rimossi dal dataset. I falsi negativi non sono stati valutati; pertanto, tutte le stime di esposizione al marketing sono conservative. Le istanze di marketing sono state quindi codificate manualmente in base ai canali digitali da cui sono state rilevate (ad esempio, Facebook, Instagram) e al tipo di contenuto (ad esempio, marchi e prodotti). Le piattaforme di trading di criptovalute sono state classificate come marchi di gioco d'azzardo data la natura speculativa e ad alto rischio del trading di criptovalute e le evidenze emergenti che lo collegano ai danni del gioco d'azzardo [25].
Le istanze di marketing sono state codificate come a pagamento, possedute o guadagnate. Il marketing a pagamento include pubblicità, contenuti sponsorizzati e marketing di influencer; il marketing posseduto include canali controllati dall'azienda, siti web o app; e il marketing guadagnato include contenuti generati dagli utenti non pagati, meme e condivisioni online [26]. Abbiamo anche codificato se le istanze di marketing includevano tattiche di "call to action" come "Compra ora" o "Scopri di più" e se qualcuna conteneva contenuti di marketing specifici per gli Indigeni (ad esempio, con persone indigene, opere d'arte, eventi). La codifica è stata svolta da K.H., con 55 registrazioni (circa 10% delle rilevazioni) codificate in modo indipendente da un secondo ricercatore (T.W.) per valutare l'affidabilità. L'accordo sul quadro di codifica finale è stato del 90.9%, con cinque discrepanze relative alla classificazione della piattaforma (n = 4) e al tipo di marketing a pagamento (n = 1), risolte tramite discussione. Ulteriori cinque discrepanze riguardavano un codice successivamente rimosso dal quadro e sono state escluse dai calcoli di affidabilità. Nessuna discrepanza nella codifica riguardava se le rilevazioni fossero considerate veri positivi.
2.5.Analisi Statistica
Le statistiche descrittive sono presentate come medie e mediane con intervalli interquartili (IQR), riflettendo la distribuzione asimmetrica delle rilevazioni di marketing. L'esposizione quotidiana al marketing non salutare è stata stimata utilizzando un metodo validato [27]. Il tempo quotidiano medio trascorso online è stato derivato da risposte categoriali al sondaggio, con le categorie di risposta convertite in minuti stimati al giorno (30, 60, 120 min ecc.). Per ogni partecipante, il tasso osservato di rilevazione di brand è stato calcolato come numero di istanze di marketing rilevate dalle registrazioni dello schermo diviso per la durata totale della registrazione in minuti. Questo tasso di rilevazione a livello di partecipante è stato quindi moltiplicato per il tempo quotidiano stimato trascorso online per ottenere un numero stimato di brand incontrati al giorno. La mediana di queste stime a livello di partecipante è stata calcolata per descrivere l'esposizione complessiva ai brand. Un test post hoc di Mann–Whitney U e un'estensione di Fisher–Freeman–Halton del test esatto di Fisher sono stati utilizzati per esaminare le differenze nelle rilevazioni di marketing tra giovani maschi (≤ 30 anni) e altri partecipanti. Le analisi statistiche sono state condotte usando Stata versione 19.0. Tutti i partecipanti hanno fornito dati completi di registrazione dello schermo. I dati mancanti erano limitati al sondaggio post-studio. Le statistiche descrittive sono state calcolate usando i dati disponibili.
2.6.Etica
L'approvazione etica è stata concessa dal Comitato Etico per la Ricerca Umana dell'Università di Deakin (2004/HE000219) e dal Comitato Etico per la Ricerca Umana della Menzies School of Health Research (2024–5008). Il protocollo dello studio è stato approvato dal gruppo di Governance dei Dati Indigeni prima dell'inizio della raccolta dati. Tutti i partecipanti hanno fornito consenso informato.
2.7.Ruolo della Fonte di Finanziamento
I finanziatori di questo studio non hanno avuto alcun ruolo nella progettazione dello studio, nella raccolta, analisi, interpretazione dei dati, nella scrittura del manoscritto o nella decisione di sottoporlo per la pubblicazione.
3.Risultati
3.1.Caratteristiche dei Partecipanti
Dei 210 partecipanti che hanno completato il sondaggio di idoneità, 94 erano idonei e 31 hanno completato lo studio. La ragione principale per la non partecipazione è stata la mancata risposta ai contatti di follow-up. Tutti erano aborigeni, la maggior parte femmine (n = 22, 71%), con 29% che risiedevano nelle grandi città, 68% in aree regionali e 3% in aree remote. Le partecipanti femmine avevano un'età mediana di 40.5 anni (range: 19–67), mentre i maschi avevano un'età mediana di 30.0 anni (range: 22–54). Le caratteristiche dei partecipanti e un sommario dell'uso del dispositivo e del comportamento online sono presentati nelle Tabelle 1 e 2 rispettivamente.
TABELLA 1 Caratteristiche dei partecipanti.
Caratteristica Partecipanti (n = 31)
Sesso
Femmine 22 (71%)
Maschi 9 (29%)
Aborigenità
Aborigeni 31 (100%)
Islander dello Stretto di Torres 0 (0%)
Sia Aborigeni sia Islander dello Stretto di Torres 0 (0%)
Stato/territorio
Victoria 22 (71%)
Nuovo Galles del Sud 5 (16%)
Territorio del Nord 3 (10%)
Queensland 1 (3%)
Australia Occidentale 0 (0%)
Tasmania 0 (0%)
Australia Meridionale 0 (0%)
Territorio della Capitale Australiana 0 (0%)
Ruralità
Grande città 9 (29%)
Regione interna 18 (58%)
Regione esterna 3 (10%)
Remoto 1 (3%)
Età
Sotto 18 0 (0%)
18–24 4 (13%)
25–34 6 (19%)
35–44 9 (29%)
45–54 7 (23%)
55–64 3 (10%)
65+ 2 (6%)
TABELLA 2 Riassunto dell’accesso digitale dei partecipanti.
Accesso digitale Partecipanti
Tutti i dispositivi digitali accessibili a casa (n = 28)a
Smartphone 28 (100%)
Laptop/computer 12 (43%)
Smart TV 9 (32%)
Tablet 4 (14%)
Console di gioco 1 (4%)
Kindle 1 (4%)
Tutte le piattaforme social media utilizzate (n = 28)a
Facebook 26 (93%)
Instagram 20 (71%)
YouTube 19 (68%)
Snapchat 14 (50%)
LinkedIn 12 (43%)
TikTok 9 (32%)
Pinterest 8 (29%)
Reddit 1 (4%)
Tempo stimato trascorso online giornalmente (n = 31)
30 min 4 (13%)
60 min 7 (23%)
2 h 12 (39%)
4 h 5 (16%)
5 h 2 (6%)
6 h 1 (3%)
aTre dei 31 partecipanti non hanno risposto a queste domande.
3.2. Esposizione al Marketing Digitale
SCANNER ha rilevato marketing nelle registrazioni dello schermo di 29 su 31 partecipanti (94%; intervallo di confidenza 95% CI: 78.6%–99.2%). In totale sono state identificate 587 istanze di marketing in tutte le registrazioni, con una mediana di 12 rilevamenti per partecipante (intervallo: 0–118). Un partecipante ha registrato un numero e un tasso di rilevazioni notevolmente elevati (n = 118 sulle 62.7 minuti registrati), contribuendo all’ampio intervallo osservato. I partecipanti di sesso maschile di età ≤ 30 anni hanno registrato tassi di rilevazione del marketing significativamente più alti (media mediana di marchi per minuto delle registrazioni dello schermo) rispetto a tutti gli altri partecipanti nel complesso (z = −3.33, p < 0.001) e per specifici marketing di alimenti (z = −2.47, p < 0.01), alcool (z = −2.97, p < 0.01) e giochi d’azzardo (z = −3.57, p < 0.001) specificamente. È stata trovata un’associazione statisticamente significativa tra i terzili del tasso di rilevazione dei marchi per minuto di registrazione dello schermo per questi gruppi (maschi di età ≤ 30 anni vs. tutti gli altri partecipanti); test esatto di Fisher–Freeman–Halton, p < 0.01.
Delle 587 istanze di marketing rilevate, 278 (47%) erano per marchi alimentari, 163 (28%) per il gioco d’azzardo, 90 (15%) per l’alcool, 52 (9%) per bevande zuccherate e quattro (1%) per il tabacco (Tabella 3). Non è stata rilevata alcuna pubblicità di sigarette elettroniche o sacchetti di nicotina e l’unico contenuto su sigarette elettroniche identificato era nelle campagne anti-vaping. Delle 163 rilevazioni di gioco d’azzardo, 18 (11%) erano per piattaforme di criptovalute. Le restanti 145 rilevazioni di gioco d’azzardo comprendevano scommesse online (n = 106, 65%), seguite da lotterie (n = 30, 18%) e casinò (n = 9, 6%). I ristoranti a servizio rapido erano la sottocategoria alimentare più frequentemente rilevata (n = 156, 56%), seguiti da cioccolateria (n = 40, 14%), piattaforme di consegna di cibo (n = 32, 12%) e snack salati (n = 25, 9%). All’interno della categoria alcool, i marchi di birra sono stati i più frequentemente rilevati (n = 42, 47%), seguiti dai rivenditori di alcolici (n = 27, 30%). La Tabella 4 fornisce un dettaglio dei marchi più frequentemente rilevati all’interno di ciascuna categoria di prodotto.
TABELLA 3 Caratteristiche delle istanze di marketing rilevate nelle registrazioni dello schermo dei partecipanti per categoria e sottocategoria e distribuzioni specifiche di gruppo di marchi stimati per giorno.
Categoria e sottocategoria di prodotto Totale rilevazioni, n (% del totale rilevazioni) Mediana/giorno (IQR)
Alimenti 278 (47%) 18.4 (5.0–46.8)
Ristorante a servizio rapido 156 (56%)
Cioccolateria 40 (14%)
Piattaforma di consegna cibo 32 (12%)
Snack salati 25 (9%)
Cereali per la colazione 8 (3%)
Snack dolci 17 (6%)
Bevande zuccherate 52 (9%) 2.5 (0–10.9)
Bevande analcoliche gassate 28 (54%)
Bevanda sportiva 12 (23%)
Energy drink 9 (17%)
Tè freddo 1 (2%)
Bevanda alla frutta 1 (2%)
Altri 1 (2%)
Alcol 90 (15%) 2.9 (0–17.6)
Birra 42 (47%)
Rivenditori di alcol 27 (30%)
Superalcolici 14 (16%)
Pronto da bere 4 (4%)
Vino 3 (3%)
Gioco d’azzardo 163 (28%) 4.1 (0–23.5)
Scommesse online 106 (65%)
Lotterie e gratta e vinci 30 (18%)
Cripto 18 (11%)
Casinò 9 (6%)
Tabacco e sigarette elettroniche 4 (1%) N/D
Tabacco 4 (100%)
Sigarette elettroniche 0 (0%)
Sacchetti di nicotina 0 (0%)
Tutti i prodotti 587 (100%) 40.4 (11.0–92.3)
Abbreviazione: IQR = intervallo interquartile.
TABELLA 4·Migliori marchi identificati dalle istanze di marketing rilevate nelle registrazioni dello schermo (n = 587).
Categoria di prodotto e marchio Numero di rilevazioni (% di tutte le rilevazioni)
Alimenti—ristorante a servizio rapido
McDonalds 62 (11%)
KFC 50 (9%)
Hungry Jack's 13 (2%)
7‐Eleven 7 (1%)
Domino's Pizza 6 (1%)
Alimenti—cioccolateria
Cadbury 14 (2%)
Lindt 8 (1%)
KitKat 5 (1%)
Kinder 3 (1%)
Maltesers 2 (0%)
Alimenti—piattaforma di consegna cibo
Uber Eats 18 (3%)
Menulog 12 (2%)
Door Dash 2 (0%)
Alimenti—snack salati
Doritos 7 (1%)
Twisties 4 (1%)
Heinz 3 (1%)
Red Rock Deli 3 (1%)
Mission 3 (1%)
Alimenti—cereali per la colazione
Milo 4 (1%)
Nestlé 2 (0%)
Weet‐Bix 1 (0%)
Kellog's 1 (0%)
Alimenti—snack dolci
Uncle Toby's 4 (1%)
Oreo 4 (1%)
Arnott's 2 (0%)
Kirspy Kreme 2 (0%)
Bevande zuccherate
Coca‐Cola 12 (2%)
Pepsi 11 (2%)
Gatorade 9 (2%)
Monster 5 (1%)
Powerade 3 (1%)
Red Bull 2 (0%)
Alcol—birra
Great Northern 12 (2%)
James Squire 6 (1%)
XXXX 5 (1%)
Carlton Draught 4 (1%)
Victoria Bitter 5 (1%)
Alcol—rivenditori di alcolici
BWS 11 (2%)
Dan Murphy's 6 (1%)
Liquorland 6 (1%)
Alcolici—distillati
Jim Beam 4 (1%)
Jack Daniel's 3 (1%)
Baileys 3 (1%)
Alcolici—pronti da bere
Hard Rated 3 (1%)
Woodstock 1 (0%)
Alcolici—vino
Squealing Pig 2 (0%)
GH Mumm 1 (0%)
Gioco d'azzardo—scommesse online
Sportsbet 23 (4%)
Ladbrokes 15 (3%)
MultiBet 14 (2%)
TAB 9 (2%)
POINTSBET 9 (2%)
Neds 8 (1%)
Dabble 6 (1%)
Gioco d'azzardo—lotterie e gratta e vinci
The Lott 22 (4%)
Oz Lotto 4 (1%)
Keno 3 (1%)
Powerball 1 (0%)
Gioco d'azzardo—criptovalute
Crypto.com 9 (2%)
swyftx 6 (1%)
CoinSpot 3 (1%)
Gioco d'azzardo—casino
The STAR 7 (1%)
Roulette 1 (0%)
Lasseters Casino 1 (0%)
Tabacco e sigarette elettroniche—tabacco
Marlboro 3 (1%)
Winfield 1 (0%)
Altri (marchi non mostrati)a
86 (15%)
Totale 587 (100%)
aMarchi individuali non elencati nella tabella a causa del basso numero.
Quasi la metà delle istanze di marketing sono state rilevate su Facebook (n = 283, 48%), seguita da Instagram (n = 113, 19%), riflettendo la popolarità di queste piattaforme nel nostro campione (Tabella 2). La Tabella 5 fornisce una suddivisione completa delle rilevazioni di marchi across tutte le piattaforme e categorie di prodotto. La maggior parte delle rilevazioni riguardava marketing a pagamento (n = 377, 64%), principalmente pubblicità e sponsorizzazioni sportive, seguite dal marketing proprietario (n = 105, 18%), principalmente applicazioni visibili nelle schermate iniziali, e marketing guadagnato (n = 6, 1%), comprendente contenuti generati dagli utenti e meme. Questo schema è stato coerente tra le categorie di prodotto, ad eccezione delle quattro rilevazioni di tabacco: due erano pubblicità per merchandising con immagini storiche di sponsorizzazioni della Formula 1 e due erano meme. Quasi un quarto (n = 135, 23%) delle istanze di marketing includeva una chiamata all'azione (Tabella 6). L’unico contenuto di marketing specifico per indigene rilevato è stato un annuncio su Facebook per il turno indigeno della Australian Football League, che presentava immagini di sponsorizzazione di McDonalds e KFC.
TABELLA 5 Rilevazioni di marketing across piattaforme e categorie di prodotto.
Canale digitale Cibo (n = 278) Bevande zuccherate (n = 52) Alcol (n = 90) Tabacco (n = 4) Gioco d'azzardo (n = 163) Totale (n = 587)
Facebook 133 (48%) 23 (45%) 55 (61%) 2 (50%) 70 (43%) 283 (48%)
Instagram 55 (20%) 13 (25%) 18 (20%) 2 (50%) 25 (15%) 113 (19%)
TikTok 18 (6%) 10 (19%) 4 (4%) 0 14 (9%) 46 (8%)
Google 0 0 0 0 8 (5%) 8 (1%)
App su schermata iniziale 57 (21%) 0 6 (7%) 0 35 (21%) 98 (17%)
App AFL 13 (5%) 0 0 0 8 (5%) 21 (4%)
Pinterest 2 (1%) 3 (6%) 6 (7%) 0 1 (1%) 12 (2%)
LinkedIn 0 3 (6%) 0 0 0 3 (1%)
SMS 0 0 0 0 1 (1%) 1 (0%)
Spotify 0 0 0 0 1 (1%) 1 (0%)
YouTube 0 0 1 (1%) 0 0 1 (0%)
Abbreviazioni: h/s, schermata iniziale; SMS, servizio di messaggi brevi (messaggi di testo).
TABELLA 6 Chiamate all'azione identificate nel marketing digitale.
Chiamata all'azione n (%)
Scopri di più 45 (33%)
Acquista ora 33 (24%)
Prenota ora 12 (9%)
Iscriviti 5 (4%)
Scarica 2 (2%)
Altro a
38 (28%)
Totale 135 (100%)
aL'altro includeva: ‘Partecipa in negozio o online’, ‘Compra il catalogo’, ‘Segui’, ‘Installa ora’, ‘Chatta su Messenger’, ‘Compra i biglietti’, ‘Vedi il menu’ e ‘Clicca qui’.
3.3. Esposizione Giornaliera Stimata al Marketing Digitale Non Salutare
Dato il numero molto basso di rilevazioni di marchi di tabacco (n = 4), il tabacco è stato escluso dalle stime di esposizione giornaliera. Basandoci sul tempo quotidiano segnalato dai partecipanti trascorso online, abbiamo stimato un'esposizione mediana giornaliera di 40 istanze di contenuto brandizzato non salutare (IQR: 11–92; intervallo: 0–365). L'esposizione giornaliera stimata variava considerevolmente tra i partecipanti e le categorie di prodotto (Tabella 3). I marchi alimentari hanno avuto la più alta esposizione media giornaliera stimata (media: 35.5, mediana: 18.4, IQR: 5.0–46.8), seguiti dal gioco d'azzardo (media: 21.6, mediana: 4.1, IQR: 0–23.5), marchi di alcolici (media: 11.6, mediana: 2.9, IQR: 0–17.6) e marchi di bevande zuccherate (media: 6.9, mediana: 2.5, IQR: 0–10.9). Il quartile inferiore per alcolici, gioco d'azzardo e bevande zuccherate era zero.
4. Discussione
#DigitalMob è il primo studio a quantificare l'esposizione dei popoli Aboriginal al marketing online di prodotti non salutari. Quasi tutti i partecipanti (94%) sono stati esposti a marketing digitale non salutare, attraverso molteplici piattaforme, con marchi di cibo (47%) e bevande (9%) che rappresentano più della metà delle rilevazioni e il gioco d'azzardo oltre un quarto (28%). La media del tasso di esposizione al marketing di cibo non salutare rilevata nel nostro studio (0.25 istanze per minuto di registrazione online) era comparabile ai tassi riportati tra gli adolescenti (0.26 per minuto) in uno studio canadese che ha utilizzato occhiali per il tracciamento oculare durante l'uso dei social media [28], sebbene un confronto diretto sia limitato a causa di differenze metodologiche. I partecipanti maschi di età ≤ 30 anni hanno registrato un numero significativamente più alto di rilevazioni pubblicitarie relative a più prodotti non salutari. Sebbene questi risultati debbano essere interpretati con cautela data la piccola dimensione del sottogruppo (n = 5), essi sono coerenti con le evidenze che i giovani e in particolare i giovani uomini sono esposti in maniera sproporzionata al marketing di cibo non salutare, alcol e gioco d'azzardo [29, 30, 31]. Questo schema merita ulteriori approfondimenti in studi di dimensioni maggiori. Insieme alla ricerca da Aotearoa/Nuova Zelanda che ha rilevato che i bambini Māori erano esposti in maniera sproporzionata a marketing di prodotti non salutari [32], i nostri risultati evidenziano la necessità di intervenire per contrastare i Determinanti Commerciali della Salute (CDoH) per i popoli indigeni a livello globale.
Abbiamo riscontrato che il marketing non salutare raggiunge i partecipanti attraverso molteplici vie digitali, indicando probabilmente le strategie integrate impiegate dagli attori commerciali, come le “call to action” per stimolare il coinvolgimento dei consumatori. Facebook ha dominato sia l'uso della piattaforma che le rilevazioni di marketing, coerentemente con il profilo d’età più elevato del nostro campione e ricerche precedenti che suggeriscono che Facebook è la piattaforma social media più popolare tra gli adulti Aboriginal e Torres Strait Islander [15]. I due partecipanti senza rilevazioni di marketing utilizzavano principalmente LinkedIn, una piattaforma rivolta a professionisti con una politica pubblicitaria più rigida che vieta pubblicità sul gioco d’azzardo [33]. Le evidenze disponibili suggeriscono che Instagram, TikTok e Snapchat probabilmente sarebbero più presenti tra coorti di partecipanti più giovani [34].
Lo sponsorizzazione sportiva è stata la seconda fonte più comune di marketing digitale non salutare, con rilevazioni che spaziavano tra cibo, bevande zuccherate, alcol e gioco d'azzardo su siti di streaming, post sui social media e tramite applicazioni mobili, ed è stata l'unica fonte di contenuti di marketing specifici per indigene. Ricerche precedenti in Australia hanno evidenziato pubblicità e sponsorizzazioni di cibo non salutare, alcol e gioco d’azzardo nello sport, incluso l’AFL [35], tuttavia, a nostra conoscenza, il nostro studio è il primo a identificare la sponsorizzazione sportiva come veicolo per l'esposizione al marketing non salutare sulle piattaforme digitali.
In linea con le restrizioni australiane leader mondiali sul marketing del tabacco, il numero di rilevazioni relative al tabacco è stato basso e non è stata rilevata pubblicità di sigarette elettroniche o buste di nicotina. Tuttavia, la presenza di contenuti correlati al tabacco, inclusi meme e merchandise retro di sponsorizzazione della Formula 1, suggerisce che i marchi di tabacco continuano a raggiungere il pubblico attraverso canali nuovi, anche dove la pubblicità a pagamento è vietata, normalizzando i marchi di tabacco in modi non coperti dalle normative attuali. L'assenza di promozioni di sigarette elettroniche e buste di nicotina nel nostro campione è stata inattesa dato l'ampiezza del mercato illecito e le recenti evidenze australiane che suggeriscono una promozione diffusa di buste di nicotina sui social media [36].
Sebbene la maggior parte (64%) delle rilevazioni di marchi nel nostro studio fosse marketing a pagamento, inclusi annunci pubblicitari e sponsorizzazioni sportive, una parte sostanziale consisteva in marketing di proprietà e guadagnato, come applicazioni mobili, profili social media delle aziende e contenuti generati dagli utenti. Le evidenze suggeriscono che i contenuti sui social media condivisi da coetanei e influencer possono essere particolarmente influenti nel modellare atteggiamenti, norme sociali e comportamenti legati alla salute [37], con ricerche qualitative condotte tra giovani Aboriginal che hanno rilevato come i contenuti generati dagli utenti relativi all'alcol fossero percepiti come normalizzazione della cultura del bere attraverso l'influenza dei pari e una pratica sociale performativa [34]. L'esposizione ad alti volumi di marketing di prodotti non salutari, come identificato nel nostro studio, ha il potenziale di influenzare i comportamenti di consumo e contribuire al carico sproporzionato di malattie non trasmissibili e condizioni di salute mentale sperimentato dai popoli Aboriginal e Torres Strait Islander.
Le attuali politiche australiane per proteggere le comunità dal marketing di prodotti non salutari si basano fortemente sull'autoregolamentazione dell'industria, che presenta limiti in termini di ambito, governance ed efficacia [38, 39]. Il marketing digitale opera attraverso account, algoritmi, piattaforme e confini geografici che i tradizionali regolatori dei media non sono stati progettati per monitorare o controllare [16]. Le nuove riforme pubblicitarie australiane sul gioco d'azzardo, entrate in vigore nel 2027, non raggiungono il divieto completo raccomandato da un'inchiesta parlamentare [40], mentre inchieste più recenti e rapporti commissionati dal governo hanno raccomandato regolamentazioni obbligatorie sul marketing degli alcolici [41] e restrizioni complete sul marketing di cibi e bevande non salutari rivolto ai bambini [42]. L'impegno del governo australiano per una legislazione digitale sul dovere di cura, che obbliga le piattaforme a fornire ambienti online sicuri e offre agli utenti la scelta tra feed algoritmici o cronologici, rappresenta un'opportunità per estendere le protezioni al marketing di prodotti non salutari. Gli elevati volumi di marketing di gioco d'azzardo, alcolici e cibi non salutari rilevati nel nostro studio sottolineano l'urgente necessità di restrizioni obbligatorie e complete sul marketing digitale, affiancate da obblighi applicabili a livello di piattaforma.
Questo studio dimostra l'utilità della combinazione della registrazione dello schermo tramite un'applicazione mobile con il rilevamento automatizzato usando SCANNER per quantificare l'esposizione al marketing digitale non salutare tra adulti aborigeni. Oltre a quantificare l'esposizione, questa metodologia potrebbe essere applicata per monitorare la conformità alle restrizioni di marketing e ai codici di autoregolamentazione dell'industria, per informare e valutare interventi regolatori. Il nostro approccio di registrazione dello schermo ha catturato le attività online quotidiane dei partecipanti sui loro dispositivi personali, supportando l'autonomia dei partecipanti sulla raccolta dei dati e permettendo la stima dell'esposizione al marketing digitale nel mondo reale. Nel complesso, i nostri risultati indicano l'utilità di questa metodologia per studi su larga scala sull'esposizione al marketing digitale non salutare tra i popoli aborigeni e delle Isole dello Stretto di Torres.
Lo studio è stato rafforzato dalla sua governance e implementazione guidate da persone aborigene, inclusa l'impiego di ricercatori aborigeni che hanno guidato i processi di reclutamento, raccolta dati e analisi, il rispetto dei principi di sovranità e governance dei dati indigeni e la fornitura di riassunti personalizzati sull'esposizione al marketing ai partecipanti come beneficio reciproco della partecipazione. I risultati dello studio sono stati presentati ai partner del settore ACCHO e condivisi in un rapporto comunitario per informare future politiche e attività di advocacy [43].
L'uso di SCANNER per rilevare i contenuti pubblicitari è stato un ulteriore punto di forza, permettendo l'analisi di un grande volume di dati video salvaguardando la privacy dei partecipanti evitando l'accesso dei ricercatori a contenuti personali. La verifica manuale di tutte le rilevazioni per rimuovere falsi positivi ha aumentato l'accuratezza dei risultati. Tuttavia, la nostra capacità di stimare l'esposizione al marketing è limitata dai marchi che SCANNER è addestrato a riconoscere, basati sui marchi principali per quota di mercato in ciascuna categoria [21, 24]. È possibile che marchi più piccoli e emergenti siano stati mancati ed è stato impossibile valutare i falsi negativi. Pertanto, le nostre stime di esposizione al marketing dovrebbero essere considerate conservative.
Le limitazioni includono anche le dimensioni ridotte del campione, che limitano la generalizzabilità e l'interpretazione dei risultati. Sebbene tutti i partecipanti si siano identificati come aborigeni, nessuno era appartenente alle popolazioni delle Isole dello Stretto di Torres, e il campione era prevalentemente femminile, con residenza in Victoria e con età superiore alla media nazionale per gli aborigeni e le popolazioni delle Isole dello Stretto di Torres [44], quindi probabilmente non rappresenta le esperienze di tutte le popolazioni aborigene e delle Isole dello Stretto di Torres, in particolare maschi, giovani adulti e coloro che vivono in comunità remote e delle Isole dello Stretto di Torres. Inoltre, le registrazioni dello schermo effettuate in un giorno feriale e uno festivo potrebbero non aver catturato un campione rappresentativo dell'esposizione settimanale al marketing, ed è possibile che i partecipanti abbiano modificato il proprio comportamento online durante la registrazione. La nostra stima dell'esposizione quotidiana al marketing presuppone che il tasso di esposizione osservato durante le registrazioni fosse rappresentativo dell'attività online più ampia dei partecipanti, con le registrazioni che catturano soltanto una frazione dell'uso giornaliero abituale. Inoltre, la nostra dipendenza dal tempo online auto-riportato per stimare l'esposizione giornaliera costituisce un'ulteriore limitazione, dato che il tempo di schermo auto-riportato sottostima spesso il reale utilizzo di dispositivi digitali [45], suggerendo ulteriormente che le nostre stime di esposizione quotidiana rimangono conservative.
Nonostante queste limitazioni, #DigitalMob fornisce la prima evidenza della natura e dell'estensione dell'esposizione degli adulti aborigeni al marketing online di prodotti non salutari, indicando la portata del problema e fornendo una metodologia per un monitoraggio continuo utile a informare e valutare azioni regolatorie.
5.Conclusione
I nostri risultati rivelano la pervasività della commercializzazione di alimenti e bevande non salutari, del gioco d'azzardo e dell'alcol nella vita digitale quotidiana dei partecipanti e dimostrano l'utilità di SCANNER come strumento etico e scalabile per monitorare l'esposizione al marketing. Da una prospettiva CDoH, i nostri risultati evidenziano l'entità dell'esposizione degli adulti Aboriginal a marketing di merci non salutari su molteplici piattaforme digitali, con il potenziale di contribuire al carico sproporzionato di MDC, condizioni di salute mentale e più ampie disuguaglianze sanitarie imposte dalla colonizzazione. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi nella restrizione del marketing del gioco d'azzardo in Australia, è urgentemente necessaria una regolamentazione più completa del marketing digitale non salutare su tutte le categorie di merci. Questa metodologia potrebbe supportare una valutazione efficace ed efficiente di tali politiche.
Le ricerche future con campioni più ampi di popolazioni Aboriginal e delle Isole dello Stretto di Torres, inclusa l'esplorazione dei legami tra esposizione al marketing digitale, comportamenti legati alla salute e risultati di salute, rafforzerebbero la base di prove per informare le politiche e individuare opportunità di advocacy per le comunità Aboriginal e delle Isole dello Stretto di Torres per sfidare il marketing digitale dannoso e promuovere l'equità sanitaria. Fondamentale per questo percorso dalla ricerca alla politica è l'inserimento dei principi di sovranità dei dati indigeni e autodeterminazione per garantire che i popoli Aboriginal e delle Isole dello Stretto di Torres guidino le decisioni su come i loro dati siano utilizzati per ricerca e politica e per resistere allo sfruttamento commerciale delle comunità Aboriginal e delle Isole dello Stretto di Torres attraverso un marketing digitale dannoso.
Contributi degli Autori
Jennifer Browne: concettualizzazione, supervisione, analisi formale, acquisizione fondi, scrittura – bozza originale, scrittura – revisione e modifica. Nichole Lister: cura dei dati, analisi formale, gestione del progetto, scrittura – bozza originale, scrittura – revisione e modifica. Kathryn Backholer: concettualizzazione, metodologia, supervisione, scrittura – revisione e modifica. Karen Hill: gestione del progetto, indagine, analisi formale, scrittura – bozza originale, scrittura – revisione e modifica. Alessandro Crocetti: concettualizzazione, analisi formale, scrittura – bozza originale, scrittura – revisione e modifica. Troy Walker: concettualizzazione, cura dei dati, analisi formale, indagine, scrittura – revisione e modifica. Sharon Atkinson‐Briggs: concettualizzazione, cura dei dati, indagine, scrittura – revisione e modifica. Navoda Liyana Pathirana: metodologia, scrittura – revisione e modifica. Beau Cubillo: cura dei dati, indagine, scrittura – revisione e modifica. Florentine Martino: cura dei dati, indagine, scrittura – revisione e modifica. Simone Sherriff: cura dei dati, indagine, scrittura – revisione e modifica. Lee Yeomans: indagine, scrittura – revisione e modifica. Fiona Mitchell: metodologia, scrittura – revisione e modifica. Stephanie Thow: indagine, scrittura – revisione e modifica. Phuong Nguyen: metodologia, scrittura – revisione e modifica. Jaithri Ananthapavan: metodologia, supervisione, scrittura – revisione e modifica. Steve Allender: concettualizzazione, supervisione, scrittura – revisione e modifica. Yin Paradies: supervisione, cura dei dati, acquisizione fondi, indagine, scrittura – revisione e modifica. Tutti gli autori hanno approvato la versione finale del manoscritto e accettano di essere responsabili di tutti gli aspetti del lavoro.
Finanziamento
Questo lavoro è stato supportato dal National Health and Medical Research Council (GNT2035274 e GNT2027736) e dalla Victorian Health Promotion Foundation.
Dichiarazione Etica
L'approvazione etica è stata concessa dal Comitato Etico per la Ricerca sull'Uomo dell'Università Deakin (2004/HE000219) e dal Comitato Etico per la Ricerca sull'Uomo della Menzies School of Health Research (2024–5008). Il protocollo dello studio è stato approvato dal gruppo di Governance dei Dati Indigeni prima dell'inizio della raccolta dati. Tutti i partecipanti hanno fornito il consenso informato.
Consenso
Gli autori non hanno nulla da dichiarare.
Conflitti di Interesse
Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.
Ringraziamenti
Questo studio è stato finanziato dal National Health and Medical Research Council (GNT2035274, GNT2027736) e dalla Victorian Health Promotion Foundation attraverso la sua iniziativa Impact Research Grants. Gli autori desiderano riconoscere e ringraziare tutti i partecipanti aborigeni per il loro tempo e la loro conoscenza. Vorremmo inoltre riconoscere le organizzazioni aborigene che hanno aiutato a guidare lo studio dall'inizio alla fine. Esse includono la National Aboriginal Community Controlled Health Organisation, la Victorian Aboriginal Community Controlled Health Organisation, il Queensland Aboriginal and Islander Health Council e l'Aboriginal Health and Medical Research Council. Riconosciamo, in particolare, tutte le tribù e i gruppi clan aborigeni, comprese le loro terre, mari e acque, dove questa ricerca è stata condotta. La pubblicazione ad accesso aperto è stata facilitata dalla Deakin University, nell'ambito dell'accordo Wiley ‐ Deakin University tramite il Council of Australasian University Librarians.
Browne J., Lister N., Backholer K., et al., “Unhealthy Digital Marketing Among Aboriginal People in Australia: Findings From the #DigitalMob Pilot Study,” Health Promotion Journal of Australia
38, no. 1 (2027): e70270, 10.1002/hpja.70270.
Editore responsabile: Carmel Williams
Dichiarazione sulla disponibilità dei dati
I dati delle catture dello schermo non sono pubblicamente disponibili a causa delle condizioni di approvazione etica e delle considerazioni sulla sovranità dei dati indigeni.
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Dati associati
Dichiarazione sulla disponibilità dei dati
I dati di cattura schermo non sono disponibili pubblicamente a causa delle condizioni di approvazione etica e delle considerazioni sulla sovranità dei dati indigeni.
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Testo estratto dalla pubblicazione: sono esclusi immagini, media, supplementi e parti soggette a diritti distinti.
Unhealthy Digital Marketing Among Aboriginal People in Australia: Findings From the #DigitalMob Pilot Study
ABSTRACT
Issue Addressed
This study aimed to quantify Aboriginal adults' exposure to digital marketing of unhealthy food and beverages, alcohol, gambling, tobacco and e‐cigarettes; analyse demographic differences in marketing exposure; and describe the nature of digital marketing reaching Aboriginal audiences, including brands, platforms and marketing tactics.
Methods
Thirty‐one Aboriginal adults were asked to record their screens, capturing approximately one‐third of their usual daily screen time (maximum 60 min). Recordings were analysed using SCANNER, an automated system trained to detect unhealthy commodity marketing. Demographic data and usual online behaviours were collected via an online survey. Descriptive statistics, a post hoc Mann–Whitney U test and a Fisher–Freeman–Halton extension of Fisher's Exact test were used to analyse differences in marketing detections.
Results
Most participants (n = 29/31, 94%) were exposed to unhealthy digital marketing. Of the 587 marketing instances detected, unhealthy food brands were most common (47%), followed by gambling (28%), alcohol (15%), sweetened beverages (9%) and tobacco (1%). No e‐cigarette marketing was detected. Estimated daily exposure to unhealthy digital marketing was 40.4 (IQR: 11–92) instances per day. Male participants, aged 30 years and under, recorded significantly more marketing detections overall and for unhealthy food, alcohol and gambling brands.
Conclusion
Findings highlight the pervasiveness of unhealthy food and beverage, gambling and alcohol marketing in the everyday digital lives of Aboriginal participants.
So What?
Comprehensive regulation of unhealthy digital marketing is urgently required to advance Aboriginal health.
Keywords: Aboriginal Australians, digital marketing, public health, social media
1.Introduction
The products and practices of the commercial sector are estimated to contribute to more than 20 million deaths globally each year [1]. The commercial determinants of health (CDoH), defined as the systems, practices and pathways through which commercial actors influence health and equity, play a key role in driving non‐communicable disease (NCD) globally [1]. Across tobacco, gambling, alcohol and ultra‐processed foods, commercial actors employ sophisticated and coordinated strategies to protect profits at the expense of human and planetary health [2]. These practices shape the availability, affordability, accessibility and appeal of health‐harming commodities [3].
Aboriginal and Torres Strait Islander peoples, the First Peoples of Australia, maintained healthy, self‐determining societies for tens of thousands of years prior to European arrival. The enduring effects of colonisation, institutional racism and a profit‐driven economy continue to impose a disproportionate burden of disease for Aboriginal and Torres Strait Islander peoples, with cardiovascular disease, cancer, respiratory disease, Type 2 diabetes, mental health conditions and suicide among the leading causes of morbidity and mortality [4, 5]. Much of this burden is driven by powerful commercial industries. Commercial tobacco, unhealthy food and beverages and alcohol are estimated to account for 20%, 15% and 12% of the gap in life expectancy between Aboriginal and Torres Strait Islander and non‐Indigenous Australians respectively [6], while the gambling industry contributes to social, psychological and financial harm [7] and a considerable proportion of Australian suicides [8]. Our research has identified that marketing of unhealthy food, alcohol and gambling is a key concern among Aboriginal people [9, 10].
Harmful commodity marketing has become increasingly pervasive across physical and digital environments, shaping social norms and driving the desirability, acceptability and consumption of unhealthy products [1]. Aggressive promotion of tobacco, alcohol and unhealthy foods undermines global efforts to prevent and control NCDs [11], while exposure to unhealthy commodity advertising is driving consumption and related social, emotional, financial and intergenerational harm [12]. In digital environments, including websites, social media, mobile applications and online games, marketing is ubiquitous, often highly personalised, targeted and interactive, amplified through peer networks and online influencers in ways that obscure its commercial intent [13]. Commercial actors invest in social media marketing for its extensive reach, low cost and capacity to target and actively engage specific audiences [14]. Aboriginal and Torres Strait Islander adults are active social media users, with a national survey finding that 85% use social media across all geographic areas, with Facebook the most popular platform [15]. This high level of engagement with digital platforms makes digital marketing of unhealthy commodities, particularly, relevant for Aboriginal and Torres Strait Islander communities; however, the ephemeral, opaque and algorithmically targeted nature of online advertising makes it difficult to monitor and regulate [16].
A challenge for governments in implementing effective digital marketing policies and regulations is the absence of reliable monitoring and exposure data [16]. Both industry marketing expenditure data and self‐reported measures are likely to underestimate actual digital marketing exposure [17], while monitoring online content is highly resource intensive and raises privacy concerns [16]. As such, the World Health Organization has called for new techniques to monitor digital marketing exposure and compliance with regulations, as well as restrictions on marketing to children and groups who may be targeted more aggressively by commercial actors [16]. Little is known about Indigenous peoples' exposure to digital marketing of unhealthy products. This is a significant gap given Indigenous peoples' fundamental right to self‐determination and agency in decisions affecting their lives [18], that targeted commercial marketing may actively undermine.
Artificial intelligence tools combined with screen recording techniques offer a promising approach to monitoring individuals' digital marketing exposure. Machine learning models have been developed to automatically detect unhealthy product marketing within digital data [19]. Automated detection and extraction processes reduce analysis time and the requirement for researchers to view sensitive participant data, while privacy can be further enhanced through face blurring technology [20]. SCANNER is one of the few automated systems capable of detecting and classifying tobacco, e‐cigarettes, alcohol, gambling and food and beverage brands, in both image and video data, with high levels of sensitivity [21]. Given the lack of evidence on digital marketing exposure in Indigenous populations, the #DigitalMob pilot study sought to utilise SCANNER to monitor unhealthy digital marketing among Aboriginal people. Specifically, we aimed to quantify Aboriginal peoples' exposure to digital marketing of unhealthy food and beverages, alcohol, gambling, tobacco and e‐cigarettes, analyse demographic differences in marketing exposure; and describe the nature of digital marketing reaching Aboriginal audiences, including brands, platforms and marketing type and tactics.
2.Methods
This pilot study was part of a larger Aboriginal‐led research project on the commercial determinants of Aboriginal and Torres Strait Islander health [22]. The research team includes Aboriginal and non‐Aboriginal university researchers, with expertise in Indigenous health research and CDoH, working in partnership with national and state peak bodies representing Aboriginal Community Controlled Health Organisations (ACCHOs). Oversight was provided by an Indigenous data governance committee to ensure principles of self‐determination and Indigenous data sovereignty were upheld. We report this study according to the CONSIDER statement for strengthening reporting of health research involving Indigenous peoples [23].
2.1.Study Design
The #DigitalMob study was developed following previous community‐based research with the ACCHO sector, identifying unhealthy marketing on social media as a priority issue [9, 10]. We conducted a pilot study using a mobile application (Indeemo) to collect social media screen recordings from Aboriginal participants and the SCANNER, an AI‐enabled marketing detection system, to quantify participants' exposure to unhealthy digital marketing. Recognising the sensitive nature of collecting participants' digital data, we worked closely with ACCHO partners throughout the research process and employed an experienced Aboriginal researcher (S.A.‐B.), based in Victoria, to lead participant recruitment and data collection. Based on advice from our partner organisations and the additional ethical considerations involved in research with children and adolescents, we limited the pilot study to adults. We plan to use findings from this pilot to inform future CDoH research with a broader sample of Aboriginal and Torres Strait Islander participants, including younger age groups.
2.2.Participants and Recruitment
We recruited participants predominantly through the networks of Aboriginal research team members and community partner organisations. A recruitment flyer was posted on community noticeboards and circulated via social media, including a QR code linking to an online eligibility survey. To be eligible, participants needed to live in Australia; identify as Aboriginal and/or Torres Strait Islander; be aged ≥ 18 years; use a digital device at least weekly; access at least one social media account; and be able to provide informed consent in English. Eligible participants were invited to attend a 10–15 min video‐call briefing with a member of the research team (S.A.‐B. or K.H.) to outline study procedures, answer questions and address any concerns prior to study commencement.
2.3.Data Collection
Screen capture video recordings were collected via mobile application Indeemo which participants downloaded onto their usual mobile device. Participants were asked to record their screens on one weekday and one weekend day, capturing approximately one‐third of their typical daily screen time (e.g., 20 min if usual screen time was 1 h), up to a maximum of 60 min of recording per day. Participants controlled what and when they recorded, with instructions to pause recording during private activities (e.g., personal messages, financial transactions) and could review, edit and delete recordings before securely uploading them to the research team.
Prior to analysis, all recordings were processed using an automated face‐blurring application to protect participant and third‐party privacy.
Once screen recordings were complete, participants completed an online survey (via Qualtrics). The survey collected information on demographics, usual screen time and online behaviours. Usual daily online time was self‐reported using categorical response options (up to 30 min, up to 1 h, up to 2 h and so on). Surveys were piloted with an Aboriginal member of the team before implementation to ensure appropriateness and clarity. Data collection took place between January and September 2025. On completion, participants received a $150 AUD gift card to reimburse them for their time. At the conclusion of the study, participants also received an individualised summary of their marketing exposure.
2.4.Data Management and Analysis
All data (screen recordings and surveys) were de‐identified, linked via unique participant IDs and securely stored on the university server, in accordance with ethical approval and data security protocols. Screen recordings were analysed using SCANNER, an AI system trained to detect 141 unique alcohol brands, 205 food/beverage brands, 146 gambling promotions (including three cryptocurrency platforms) and tobacco, e‐cigarette and nicotine pouch promotions. SCANNER's detections are bounded by a fixed set of image and text‐based marketing cues. Analysis was performed on secure, institution‐controlled Graphics Processing Units. The development and validation of SCANNER have been described in detail elsewhere [21, 24].
Marketing instances were identified from the SCANNER output, which consisted of brands detected per video frame at a rate of 16 frames per second. Continuous frame‐level brand detections were collapsed into single marketing ‘instances’ (counted once) and were manually reviewed by a member of the research team (K.H.) for verification as true positives or false positives, with the latter removed from the dataset. False negatives were not assessed; all marketing exposure estimates were therefore conservative. Marketing instances were then manually coded according to the digital channels from which they were detected (e.g., Facebook, Instagram) and the type of content (e.g., brands and products). Cryptocurrency trading platforms were classified as gambling brands given the speculative, high‐risk nature of cryptocurrency trading and emerging evidence linking it with gambling harm [25].
Marketing instances were coded as either paid, owned or earned. Paid marketing includes advertisements, sponsored content and influencer marketing; owned marketing includes company‐controlled channels, websites or apps; and earned marketing includes unpaid user‐generated content, memes and online sharing [26]. We also coded for whether marketing instances included ‘calls to action’ tactics such as ‘Buy now’ or ‘Learn more’ and whether any contained Indigenous‐specific marketing content (e.g., featuring Indigenous people, artwork, events). Coding was undertaken by K.H., with 55 records (approximately 10% of detections) independently coded by a second researcher (T.W.) to assess reliability. Agreement on the final coding framework was 90.9%, with five discrepancies related to platform classification (n = 4) and paid marketing type (n = 1), which were resolved through discussion. A further five discrepancies related to a code subsequently removed from the framework and these were excluded from reliability calculations. No coding discrepancies were related to whether detections were considered true positives.
2.5.Statistical Analysis
Descriptive statistics are presented as means and medians with interquartile ranges (IQRs), reflecting the skewed distribution of marketing detections. Daily exposure to unhealthy marketing was estimated using a validated method [27]. Usual daily online time was derived from categorical survey responses, with response categories converted to estimated minutes per day (30, 60, 120 min etc.). For each participant, the observed brand detection rate was calculated as a number of marketing instances detected from their screen recordings divided by the total recording duration in minutes. This participant‐level brand detection rate was then multiplied by their estimated daily online time to derive an estimated number of brands encountered per day. The median of these participant‐level estimates was calculated to describe the overall brand exposure. A post hoc Mann–Whitney U test and a Fisher–Freeman–Halton extension of Fisher's exact test were used to examine differences in marketing detections between young males (≤ 30 years) and other participants. Statistical analyses were conducted using Stata version 19.0. All participants provided complete screen‐recording data. Missing data were confined to the post‐study survey. Descriptive statistics were calculated using available data.
2.6.Ethics
Ethics approval was granted by Deakin University Human Research Ethics Committee (2004/HE000219) and Menzies School of Health Research Human Research Ethics Committee (2024–5008). The study protocol was approved by the Indigenous Data Governance group prior to commencement of data collection. All participants provided informed consent.
2.7.Role of the Funding Source
The funders of this study had no role in study design, data collection, data analysis, data interpretation, writing of the manuscript or the decision to submit it for publication.
3.Results
3.1.Participant Characteristics
Of 210 participants who completed the eligibility survey, 94 were eligible and 31 participants completed the study. The primary reason for non‐participation was a lack of response to follow‐up contact. All were Aboriginal, most were female (n = 22, 71%), with 29% residing in major cities, 68% in regional and 3% in remote areas. Female participants had a median age of 40.5 years (range: 19–67), while males had a median age of 30.0 years (range: 22–54). Participant characteristics and a summary of device use and online behaviour are presented in Tables 1 and 2 respectively.
TABLE 1Participant characteristics.
Characteristic Participants (n = 31)
Sex
Female 22 (71%)
Male 9 (29%)
Aboriginality
Aboriginal 31 (100%)
Torres Strait Islander 0 (0%)
Both Aboriginal and Torres Strait Islander 0 (0%)
State/territory
Victoria 22 (71%)
New South Wales 5 (16%)
Northern Territory 3 (10%)
Queensland 1 (3%)
Western Australia 0 (0%)
Tasmania 0 (0%)
South Australia 0 (0%)
Australian Capital Territory 0 (0%)
Rurality
Major city 9 (29%)
Inner regional 18 (58%)
Outer regional 3 (10%)
Remote 1 (3%)
Age
Under 18 0 (0%)
18–24 4 (13%)
25–34 6 (19%)
35–44 9 (29%)
45–54 7 (23%)
55–64 3 (10%)
65+ 2 (6%)
TABLE 2Summary of participants' digital access.
Digital access Participants
All digital devices accessed at home (n = 28)a
Smartphone 28 (100%)
Laptop/computer 12 (43%)
Smart TV 9 (32%)
Tablet 4 (14%)
Game console 1 (4%)
Kindle 1 (4%)
All social media platforms used (n = 28)a
Facebook 26 (93%)
Instagram 20 (71%)
YouTube 19 (68%)
Snapchat 14 (50%)
LinkedIn 12 (43%)
TikTok 9 (32%)
Pinterest 8 (29%)
Reddit 1 (4%)
Estimated time spent online daily (n = 31)
30 min 4 (13%)
60 min 7 (23%)
2 h 12 (39%)
4 h 5 (16%)
5 h 2 (6%)
6 h 1 (3%)
aThree of the 31 participants did not respond to these questions.
3.2.Exposure to Digital Marketing
SCANNER detected marketing in screen recordings from 29 of 31 participants (94%; 95% CI: 78.6%–99.2%). A total of 587 marketing instances were identified across all recordings, with a median of 12 detections per participant (range: 0–118). One participant recorded a notably high number and rate of detections (n = 118 from 62.7 recorded minutes), contributing to the wide range observed. Male participants aged ≤ 30 years recorded significantly higher marketing detection rates (median brands per minute of screen recordings) than all other participants overall (z = −3.33, p < 0.001) and for food (z = −2.47, p < 0.01), alcohol (z = −2.97, p < 0.01) and gambling (z = −3.57, p < 0.001) marketing specifically. There was a statistically significant association between tertiles of brand detection rate per minute of screen recording for these groups (males aged ≤ 30 years vs. all other participants); Fisher–Freeman–Halton exact test, p < 0.01.
Of the 587 marketing instances detected, 278 (47%) were for food brands, 163 (28%) for gambling, 90 (15%) for alcohol, 52 (9%) for sweetened beverages and four (1%) for tobacco (Table 3). No e‐cigarette or nicotine pouch marketing was detected and the only e‐cigarette content identified was in anti‐vaping campaigns. Of the 163 gambling detections, 18 (11%) were for cryptocurrency platforms. The remaining 145 gambling detections comprised online betting (n = 106, 65%), followed by lotteries (n = 30, 18%) and casinos (n = 9, 6%). Quick service restaurants were the most frequently detected food sub‐category (n = 156, 56%), followed by confectionery (n = 40, 14%), food delivery platforms (n = 32, 12%) and savoury snacks (n = 25, 9%). Within the alcohol category, beer brands were most frequently detected (n = 42, 47%), followed by alcohol retailers (n = 27, 30%). Table 4 provides a breakdown of the most frequently detected brands within each product category.
TABLE 3Characteristics of marketing instances detected in participant screen recordings by category and subcategory and group‐specific distributions of estimated brands per day.
Product category and subcategory Total detections, n (% of total detections) Median/day (IQR)
Food 278 (47%) 18.4 (5.0–46.8)
Quick service restaurant 156 (56%)
Confectionery 40 (14%)
Food delivery platform 32 (12%)
Savoury snack 25 (9%)
Breakfast cereals 8 (3%)
Sweet snacks 17 (6%)
Sweetened beverages 52 (9%) 2.5 (0–10.9)
Carbonated soft drink 28 (54%)
Sports drink 12 (23%)
Energy drink 9 (17%)
Iced tea 1 (2%)
Fruit drink 1 (2%)
Other 1 (2%)
Alcohol 90 (15%) 2.9 (0–17.6)
Beer 42 (47%)
Alcohol retailers 27 (30%)
Spirit 14 (16%)
Ready to drink 4 (4%)
Wine 3 (3%)
Gambling 163 (28%) 4.1 (0–23.5)
Online betting 106 (65%)
Lotteries and scratchies 30 (18%)
Crypto 18 (11%)
Casino 9 (6%)
Tobacco and e‐cigarette 4 (1%) N/A
Tobacco 4 (100%)
Vapes 0 (0%)
Nicotine pouches 0 (0%)
All products 587 (100%) 40.4 (11.0–92.3)
Abbreviation: IQR = interquartile range.
TABLE 4·Top brands identified from marketing instances detected in screen recordings (n = 587).
Product category and brand No· of detections (% of all detections)
Food—quick service restaurant
McDonalds 62 (11%)
KFC 50 (9%)
Hungry Jack's 13 (2%)
7‐Eleven 7 (1%)
Domino's Pizza 6 (1%)
Food—confectionery
Cadbury 14 (2%)
Lindt 8 (1%)
KitKat 5 (1%)
Kinder 3 (1%)
Maltesers 2 (0%)
Food—food delivery platform
Uber Eats 18 (3%)
Menulog 12 (2%)
Door Dash 2 (0%)
Food—savoury snack
Doritos 7 (1%)
Twisties 4 (1%)
Heinz 3 (1%)
Red Rock Deli 3 (1%)
Mission 3 (1%)
Food—breakfast cereals
Milo 4 (1%)
Nestlé 2 (0%)
Weet‐Bix 1 (0%)
Kellog's 1 (0%)
Food—sweet snacks
Uncle Toby's 4 (1%)
Oreo 4 (1%)
Arnott's 2 (0%)
Kirspy Kreme 2 (0%)
Sweetened beverages
Coca‐Cola 12 (2%)
Pepsi 11 (2%)
Gatorade 9 (2%)
Monster 5 (1%)
Powerade 3 (1%)
Red Bull 2 (0%)
Alcohol—beer
Great Northern 12 (2%)
James Squire 6 (1%)
XXXX 5 (1%)
Carlton Draught 4 (1%)
Victoria Bitter 5 (1%)
Alcohol—alcohol retailers
BWS 11 (2%)
Dan Murphy's 6 (1%)
Liquorland 6 (1%)
Alcohol—spirits
Jim Beam 4 (1%)
Jack Daniel's 3 (1%)
Baileys 3 (1%)
Alcohol—ready to drink
Hard Rated 3 (1%)
Woodstock 1 (0%)
Alcohol—wine
Squealing Pig 2 (0%)
GH Mumm 1 (0%)
Gambling—online betting
Sportsbet 23 (4%)
Ladbrokes 15 (3%)
MultiBet 14 (2%)
TAB 9 (2%)
POINTSBET 9 (2%)
Neds 8 (1%)
Dabble 6 (1%)
Gambling—lotteries and scratchies
The Lott 22 (4%)
Oz Lotto 4 (1%)
Keno 3 (1%)
Powerball 1 (0%)
Gambling—crypto
Crypto.com 9 (2%)
swyftx 6 (1%)
CoinSpot 3 (1%)
Gambling—casino
The STAR 7 (1%)
Roulette 1 (0%)
Lasseters Casino 1 (0%)
Tobacco and e‐cigarette—tobacco
Marlboro 3 (1%)
Winfield 1 (0%)
Other (brands not shown)a
86 (15%)
Total 587 (100%)
aIndividual brands not listed in table due to low numbers.
Almost half of marketing instances were detected on Facebook (n = 283, 48%), followed by Instagram (n = 113, 19%), reflecting the popularity of these platforms with our sample (Table 2). Table 5 provides a full breakdown of brand detections across all platforms and product categories. The majority of detections were paid marketing (n = 377, 64%), primarily advertisements and sports sponsorship, followed by owned marketing (n = 105, 18%), primarily applications visible on home screens and earned marketing (n = 6, 1%), comprising user‐generated content and memes. This pattern was consistent across product categories, with the exception of the four tobacco detections: two were advertisements for merchandise featuring historical Formula 1 sponsorship images and two were memes. Nearly one‐quarter (n = 135, 23%) of marketing instances included a call to action (Table 6). The only Indigenous‐specific marketing content detected was a Facebook advertisement for the Australian Football League's Indigenous round, which featured sponsorship images from McDonalds and KFC.
TABLE 5Marketing detections across platforms and product categories.
Digital channel Food (n = 278) Sweetened beverages (n = 52) Alcohol (n = 90) Tobacco (n = 4) Gambling (n = 163) Total (n = 587)
Facebook 133 (48%) 23 (45%) 55 (61%) 2 (50%) 70 (43%) 283 (48%)
Instagram 55 (20%) 13 (25%) 18 (20%) 2 (50%) 25 (15%) 113 (19%)
TikTok 18 (6%) 10 (19%) 4 (4%) 0 14 (9%) 46 (8%)
Google 0 0 0 0 8 (5%) 8 (1%)
App on h/s 57 (21%) 0 6 (7%) 0 35 (21%) 98 (17%)
AFL app 13 (5%) 0 0 0 8 (5%) 21 (4%)
Pinterest 2 (1%) 3 (6%) 6 (7%) 0 1 (1%) 12 (2%)
LinkedIn 0 3 (6%) 0 0 0 3 (1%)
SMS 0 0 0 0 1 (1%) 1 (0%)
Spotify 0 0 0 0 1 (1%) 1 (0%)
YouTube 0 0 1 (1%) 0 0 1 (0%)
Abbreviations: h/s, home screen; SMS, short message service (text message).
TABLE 6Calls to action identified in digital marketing.
Call to action n (%)
Learn more 45 (33%)
Shop now 33 (24%)
Book now 12 (9%)
Sign up 5 (4%)
Download 2 (2%)
Othera
38 (28%)
Total 135 (100%)
aOther included: ‘Grab an entry in store or online’, ‘Shop the catalogue’, ‘Follow’, ‘Instal now’, ‘Chat in Messenger’, ‘Buy tickets’, ‘See menu’ and ‘Click here’.
3.3.Estimated Daily Exposure to Unhealthy Digital Marketing
Given the very low number of tobacco brand detections (n = 4), tobacco was excluded from daily exposure estimates. Based on participants' reported daily time spent online, we estimated a median daily exposure of 40 instances of unhealthy branded content (IQR: 11–92; range: 0–365). Estimated daily exposure varied considerably across participants and product categories (Table 3). Food brands had the highest estimated daily exposure (mean: 35.5, median: 18.4, IQR: 5.0–46.8), followed by gambling (mean: 21.6, median: 4.1, IQR: 0–23.5), alcohol brands (mean: 11.6, median: 2.9, IQR: 0–17.6) and sweetened beverage brands (mean: 6.9, median: 2.5, IQR: 0–10.9). The lower quartile for alcohol, gambling and sweetened beverage exposure was zero.
4.Discussion
#DigitalMob is the first study to quantify Aboriginal peoples' exposure to online marketing of unhealthy products. Almost all participants (94%) were exposed to unhealthy digital marketing, across multiple platforms, with food (47%) and beverage (9%) brands accounting for over half of detections and gambling over one‐quarter (28%). The mean rate of unhealthy food marketing exposure detected in our study (0.25 instances per minute of online recording) was comparable to rates reported among adolescents (0.26 per minute) in a Canadian study using eye‐tracking glasses during social media use [28], although direct comparison is limited given methodological differences. Male participants aged ≤ 30 years recorded significantly higher marketing detections across multiple unhealthy commodities. While these findings should be interpreted cautiously given the small subgroup size (n = 5), they are consistent with evidence that young people and particularly young men are disproportionately exposed to unhealthy food, alcohol and gambling marketing [29, 30, 31]. This pattern warrants further investigation in larger studies. Together with research from Aotearoa/New Zealand finding Māori children experienced disproportionately high exposure to unhealthy commodity marketing [32], our findings highlight the need for action to address the CDoH for Indigenous peoples globally.
We found unhealthy marketing reached participants through multiple digital pathways, possibly indicating the integrated strategies commercial actors employ, such as ‘calls to action’ to stimulate consumer engagement. Facebook dominated both platform use and marketing detections, consistent with the older age profile of our sample and previous research suggesting Facebook is the most popular social media platform among Aboriginal and Torres Strait Islander adults [15]. The two participants with no marketing detections both primarily used LinkedIn, a professionally‐targeted platform with a stricter advertising policy that prohibits gambling advertising [33]. Available evidence suggests Instagram, TikTok and Snapchat would likely feature more prominently among younger participant cohorts [34].
Sports sponsorship was the second most common source of unhealthy digital marketing, with detections spanning food, sugar‐sweetened beverages, alcohol and gambling across streaming websites, social media posts and via mobile applications and was the only source of Indigenous‐specific marketing content. Previous Australian research has highlighted unhealthy food, alcohol and gambling advertising and sponsorship in sport, including the AFL [35], however, to our knowledge, our study is the first to identify sports sponsorship as a vehicle for unhealthy marketing exposure on digital platforms.
Consistent with Australia's world leading tobacco marketing restrictions, the number of tobacco detections was low and no e‐cigarette or nicotine pouch advertising was detected. However, the presence of tobacco‐related content, including memes and retro Formula 1 sponsorship merchandise suggests tobacco brands continue to reach audiences through novel channels, even where paid advertising is prohibited, normalising tobacco brands in ways not covered by current regulations. The absence of e‐cigarette and nicotine pouch promotions in our sample was unexpected given the size of the illicit market and recent Australian evidence suggesting widespread promotion of nicotine pouches on social media [36].
While the majority (64%) of brand detections in our study were paid marketing, including advertisements and sports sponsorship, a substantial portion comprised owned and earned marketing such as mobile applications, companies' own social media accounts and user‐generated content. Evidence suggests that social media content shared by peers and influencers may be particularly influential in shaping attitudes, social norms and health‐related behaviours [37], with qualitative research with Aboriginal young people finding that alcohol‐related user‐generated content was perceived to normalise drinking culture through peer influence and performative social practice [34]. Exposure to high volumes of unhealthy commodity marketing, as identified in our study, has potential to influence consumption behaviours and contribute to the disproportionate burden of NCDs and mental health conditions experienced by Aboriginal and Torres Strait Islander peoples.
Current Australian policies to protect communities from unhealthy commodity marketing rely heavily on industry self‐regulation, which are limited in scope, governance and effectiveness [38, 39]. Digital marketing operates across accounts, algorithms, platforms and geographic borders that traditional media regulators were not designed to monitor or control [16]. New Australian gambling advertising reforms, commencing in 2027, fall short of the comprehensive ban recommended by a parliamentary inquiry [40], while more recent inquiries and government‐commissioned reports have recommended mandatory alcohol marketing regulations [41] and comprehensive restrictions on unhealthy food and beverage marketing to children [42]. The Australian government's commitment to digital duty of care legislation, compelling platforms to provide safe online environments and offering users the choice between algorithmically‐driven or chronological feeds, represents an opportunity to extend protections to unhealthy commodity marketing. The high volumes of gambling, alcohol and unhealthy food marketing detected in our study underscore the urgent need for mandatory, comprehensive restrictions on digital marketing alongside enforceable platform‐level obligations.
This study demonstrates the utility of combining screen recording via a mobile application with automated detection using SCANNER to quantify unhealthy digital marketing exposure among Aboriginal adults. Beyond quantifying exposure, this methodology could be applied to monitor compliance with marketing restrictions and industry self‐regulatory codes to inform and evaluate regulatory interventions. Our screen recording approach captured participants' everyday online activities on their own devices, supporting participants' agency over data collection and enabling estimation of real‐world digital marketing exposure. Taken together, our findings indicate the utility of this methodology for larger‐scale studies of unhealthy digital marketing exposure among Aboriginal and Torres Strait Islander peoples.
The study was strengthened by its Aboriginal‐led governance and implementation, including employment of Aboriginal researchers to lead recruitment, data collection and analysis processes, adherence to Indigenous data sovereignty and governance principles and the provision of individualised summaries of marketing exposure to participants as a reciprocal benefit of participation. Study findings have been presented to ACCHO sector partners and shared in a community report to inform future policy and advocacy [43].
The use of SCANNER to detect marketing content was a further strength, enabling analysis of a large volume of video data while protecting participant privacy by avoiding researcher access to personal content. Human verification of all detections to remove false positives enhanced the accuracy of findings. However, our ability to estimate marketing exposure is limited by the brands SCANNER is trained to detect, which are based on the top brands by market share in each category [21, 24]. It is possible that smaller and emerging brands were missed and it was not possible to assess false negatives. Our estimates of marketing exposure should, therefore, be considered conservative.
Limitations also include the small sample size, limiting the generalisability and interpretation of our findings. While all participants identified as Aboriginal, none were Torres Strait Islander and the sample was predominantly female, based in Victoria and older than the national average for Aboriginal and Torres Strait Islander people [44] and, therefore, is unlikely to represent the experiences of all Aboriginal and Torres Strait Islander peoples, particularly males, younger adults and those living in remote and Torres Strait Islander communities. Furthermore, screen recordings over one weekday and one weekend day may not have captured a representative sample of weekly marketing exposure and it is possible that participants modified their online behaviour when they were recording. Our estimation of daily marketing exposure assumed that the rate of exposure observed during screen recordings was representative of participants' broader online activity, with recordings capturing only a fraction of usual daily use. Our reliance on self‐reported usual online time to estimate daily exposure is a further limitation, as self‐reported screen time often underestimates actual digital device use [45], further suggesting our daily exposure estimates remain conservative.
Despite these limitations, #DigitalMob provides the first evidence of the nature and extent of Aboriginal adults' exposure to online marketing of unhealthy products, indicating the scale of the problem and providing a methodology for ongoing monitoring to inform and evaluate regulatory action.
5.Conclusion
Our findings reveal the pervasiveness of unhealthy food and beverage, gambling and alcohol marketing in participants' everyday digital lives and demonstrate the utility of SCANNER as an ethical and scalable tool for monitoring marketing exposure. From a CDoH perspective, our findings highlight the extent to which Aboriginal adults are exposed to unhealthy commodity marketing across multiple digital platforms, with potential to contribute to the disproportionate burden of NCDs, mental health conditions and broader health inequities imposed by colonisation. While some progress has been made on restricting gambling marketing in Australia, more comprehensive regulation of unhealthy digital marketing across commodity categories is urgently required. This methodology could support effective and efficient evaluation of such policies.
Future research with larger samples of Aboriginal and Torres Strait Islander peoples, including exploration of the links between digital marketing exposure, health‐related behaviours and health outcomes, would strengthen the evidence base to inform policy and identify advocacy opportunities for Aboriginal and Torres Strait Islander communities to challenge harmful digital marketing to advance health equity. Essential to this research‐to‐policy pathway is embedding Indigenous data sovereignty and self‐determination principles to ensure that Aboriginal and Torres Strait Islander peoples lead decisions about how their data are used for research and policy and to resist commercial exploitation of Aboriginal and Torres Strait Islander communities through harmful digital marketing.
Author Contributions
Jennifer Browne: conceptualization, supervision, formal analysis, funding acquisition, writing – original draft, writing – review and editing. Nichole Lister: data curation, formal analysis, project administration, writing – original draft, writing – review and editing. Kathryn Backholer: conceptualization, methodology, supervision, writing – review and editing. Karen Hill: project administration, investigation, formal analysis, writing – original draft, writing – review and editing. Alessandro Crocetti: conceptualization, formal analysis, writing – original draft, writing – review and editing. Troy Walker: conceptualization, data curation, formal analysis, investigation, writing – review and editing. Sharon Atkinson‐Briggs: conceptualization, data curation, investigation, writing – review and editing. Navoda Liyana Pathirana: methodology, writing – review and editing. Beau Cubillo: data curation, investigation, writing – review and editing. Florentine Martino: data curation, investigation, writing – review and editing. Simone Sherriff: data curation, investigation, writing – review and editing. Lee Yeomans: investigation, writing – review and editing. Fiona Mitchell: methodology, writing – review and editing. Stephanie Thow: investigation, writing – review and editing. Phuong Nguyen: methodology, writing – review and editing. Jaithri Ananthapavan: methodology, supervision, writing – review and editing. Steve Allender: conceptualization, supervision, writing – review and editing. Yin Paradies: supervision, data curation, funding acquisition, investigation, writing – review and editing. All authors approved the final version of the manuscript and agree to be accountable for all aspects of the work.
Funding
This work was supported by the National Health and Medical Research Council (GNT2035274 and GNT2027736) and Victorian Health Promotion Foundation.
Ethics Statement
Ethics approval was granted by Deakin University Human Research Ethics Committee (2004/HE000219) and Menzies School of Health Research Human Research Ethics Committee (2024–5008). The study protocol was approved by the Indigenous Data Governance group prior to commencement of data collection. All participants provided informed consent.
Consent
The authors have nothing to report.
Conflicts of Interest
The authors declare no conflicts of interest.
Acknowledgements
This study was funded by the National Health and Medical Research Council (GNT2035274, GNT2027736) and the Victorian Health Promotion Foundation through its Impact Research Grants initiative. The authors would like to acknowledge and give thanks to all Aboriginal participants for their time and knowledge. We would also like to acknowledge the Aboriginal organisations who have helped guide the study from beginning to end. They include the National Aboriginal Community Controlled Health Organisation, the Victorian Aboriginal Community Controlled Health Organisation, Queensland Aboriginal and Islander Health Council and the Aboriginal Health and Medical Research Council. We acknowledge, in particular, all of the Aboriginal tribes and clan groups, including their lands, seas and waters, where this research was conducted. Open access publishing facilitated by Deakin University, as part of the Wiley ‐ Deakin University agreement via the Council of Australasian University Librarians.
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Handling Editor: Carmel Williams
Data Availability Statement
Screen capture data are not publicly available due to ethics approval conditions and considerations of Indigenous data sovereignty.
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Associated Data
Data Availability Statement
Screen capture data are not publicly available due to ethics approval conditions and considerations of Indigenous data sovereignty.
Come citare questo studio
Jennifer Browne, Nichole Lister, Kathryn Backholer, Karen Hill, Alessandro Crocetti, Troy Walker, Sharon Atkinson-Briggs, Navoda Liyana Pathirana, Beau Cubillo, Florentine Martino, Simone Sherriff, Lee Yeomans, Fiona Mitchell, Stephanie Thow, Phuong Nguyen, Jaithri Ananthapavan, Steve Allender, Yin Paradies. (2027). Unhealthy Digital Marketing Among Aboriginal People in Australia: Findings From the #DigitalMob Pilot Study.. Health promotion journal of Australia : official journal of Australian Association of Health Promotion Professionals. DOI: 10.1002/hpja.70270
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