Raccomandazione di consenso svedese per il follow-up dopo il soggiorno in terapia intensiva.
Titolo originaleSwedish Consensus Recommendation for Follow-Up After ICU Stay.
Acta anaesthesiologica Scandinavica · 2027
Sintesi in italiano
Molti sopravvissuti alla terapia intensiva (ICU) manifestano a lungo termine disabilità fisiche, psicologiche e cognitive. Tuttavia, in Svezia mancano uniformità e chiarezza nei metodi di identificazione dei pazienti che richiedono supporto dopo la dimissione dalla ICU, causando accesso insufficiente a percorsi riabilitativi strutturati. Questo documento presenta una raccomandazione di consenso volta a fornire un quadro organizzativo e contenutistico per il follow-up degli adulti sopravvissuti alla terapia intensiva, basata su evidenze disponibili, opinioni di stakeholder e consenso di esperti. Nel 2024 è stata condotta una ricerca sistematica della letteratura in quattro banche dati per individuare revisioni sistematiche sull'argomento. Sono stati inoltre coinvolti vari gruppi multiprofessionali, includendo infermieri di terapia intensiva (n = 30), professionisti responsabili di ambulatori di follow-up (n = 74) e rappresentanti dei pazienti (n = 4). La raccomandazione finale raccomanda il follow-up per tutti i pazienti adulti con degenza in ICU pari o superiore a 48 ore, con un primo contatto entro una settimana dalla dimissione per valutare lo stato clinico e le eventuali problematiche iniziali. È suggerito inoltre un incontro ambulatoriale a 2-3 mesi post-dimissione, condotto da clinici ICU e, quando possibile, da un team multidisciplinare. L’uso di strumenti validati per la valutazione di stress post-traumatico, ansia, depressione, deficit cognitivi, funzione fisica e qualità della vita è fortemente consigliato, rimandando i pazienti con difficoltà a servizi specialistici. Il documento mira a un iter più strutturato ed equo nella gestione della sindrome post-terapia intensiva. Limitazioni includono l’assenza di linee guida cliniche basate su GRADE e la natura di raccomandazioni di consenso piuttosto che indicazioni cliniche formali.
Sintesi generata con IA. Verifica metodi, risultati e limiti nella pubblicazione originale.
Abstract originale
BACKGROUND: A substantial proportion of intensive care unit (ICU) survivors experience long-term physical, psychological and cognitive impairments after critical illness. However, methods for identifying patients in need of post-ICU support vary widely. As a result, many patients are left without access to established rehabilitation pathways. This consensus recommendation provides a framework for the organisation and content of follow-up for adult ICU survivors in Sweden, informed by available evidence, stakeholder perspectives and expert consensus. METHODS: The National System for Knowledge-Driven Healthcare Management (NPO) in Sweden commissioned the development of a practice recommendation for the follow-up of critically ill adults. Multidisciplinary experts in ICU survivorship formed a task force group. A systematic literature search in four databases was conducted in 2024 to identify pre-existing systematic reviews on the topic. The literature was reviewed, assessed for quality and recommendations were developed based on the literature evidence. The draft was discussed among multiprofessional groups involved in follow-up, in workshops with critical care nurses (n = 30) and professionals responsible for follow-up clinics (n = 74) and among patient representatives (n = 4). The final draft underwent external peer review by representatives from relevant professional organisations, the national registry for intensive care and governmental agencies in Sweden. RESULTS: The consensus recommendation suggests that all adult patients with an ICU length of stay ≥ 48 h are recommended for follow-up, with an initial contact within 1 week of ICU discharge to assess clinical status, identify early problems and ensure continuity of care. Patients and their families are recommended to be offered an outpatient follow-up visit at 2-3 months after discharge, led by ICU clinicians and, when possible, delivered by a multidisciplinary team. Validated screening tools and objective tests are recommended to assess relevant outcomes, including post-traumatic stress, anxiety, depression, cognitive impairment, physical function and Health-Related Quality of Life (HRQoL) as appropriate. Patients with identified problems should be referred to appropriate healthcare providers or specialist services for further management. CONCLUSION: This consensus recommendation provides a framework for patient selection, timing and assessment to support a more structured and equitable management of post-intensive care syndrome. EDITORIAL COMMENT: Systematic follow up of ICU survivors after hospital discharge is needed in order to assess long-term patient-centred outcomes. This is a consensus set of recommendations and not a GRADE-based clinical practice guideline for doing this, which can be considered by relevant ICUs.
Parole chiave
Testo integrale in italiano
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Raccomandazione del Consenso Svedese per il Follow‐Up Dopo il Soggiorno in Terapia Intensiva
SOMMARIO
Contesto
Una sostanziale proporzione di sopravvissuti alle unità di terapia intensiva (ICU) sperimenta disabilità fisiche, psicologiche e cognitive a lungo termine dopo una malattia critica. Tuttavia, i metodi per identificare i pazienti che necessitano di supporto post-ICU variano ampiamente. Di conseguenza, molti pazienti restano privi di accesso a percorsi di riabilitazione consolidati. Questa raccomandazione di consenso fornisce un quadro per l'organizzazione e i contenuti del follow-up per adulti sopravvissuti all'ICU in Svezia, basato sulle evidenze disponibili, sulle prospettive degli stakeholder e sul consenso di esperti.
Metodi
Il Sistema Nazionale per la Gestione delle Cure Sanitarie Basate sulla Conoscenza (NPO) in Svezia ha commissionato lo sviluppo di una raccomandazione pratica per il follow-up degli adulti critici. Esperti multidisciplinari nella sopravvivenza in ICU hanno formato un gruppo di lavoro. È stata condotta una ricerca sistematica della letteratura in quattro banche dati nel 2024 per identificare revisioni sistematiche pre-esistenti sull'argomento. La letteratura è stata rivista, valutata per qualità e sono state sviluppate raccomandazioni basate sull'evidenza letteraria. La bozza è stata discussa tra gruppi multiprofessionali coinvolti nel follow-up, durante workshop con infermieri di terapia intensiva (n = 30) e professionisti responsabili delle cliniche di follow-up (n = 74) e tra rappresentanti dei pazienti (n = 4). La bozza finale è stata sottoposta a revisione paritaria esterna da parte di rappresentanti di organizzazioni professionali rilevanti, del registro nazionale per la terapia intensiva e di agenzie governative in Svezia.
Risultati
La raccomandazione consensuale suggerisce che tutti i pazienti adulti con una degenza in ICU ≥ 48 ore sono raccomandati per il follow-up, con un contatto iniziale entro 1 settimana dalla dimissione dall'ICU per valutare lo stato clinico, identificare problemi precoci e garantire la continuità delle cure. Si raccomanda di offrire ai pazienti e alle loro famiglie una visita di follow-up ambulatoriale a 2–3 mesi dopo la dimissione, condotta da clinici dell'ICU e, quando possibile, erogata da un team multidisciplinare. Sono raccomandati strumenti di screening validati e test oggettivi per valutare gli esiti rilevanti, inclusi stress post-traumatico, ansia, depressione, compromissione cognitiva, funzione fisica e Qualità della Vita Relativa alla Salute (HRQoL) secondo necessità. I pazienti con problemi identificati dovrebbero essere indirizzati ai fornitori di assistenza sanitaria appropriati o ai servizi specialistici per una gestione ulteriore.
Conclusione
Questa raccomandazione di consenso fornisce un quadro per la selezione dei pazienti, la tempistica e la valutazione per supportare una gestione più strutturata ed equa della sindrome post-terapia intensiva.
Commento Editoriale
Il follow-up sistematico dei sopravvissuti all'ICU dopo la dimissione ospedaliera è necessario per valutare gli esiti a lungo termine centrati sul paziente. Questo è un insieme di raccomandazioni di consenso e non una linea guida clinica basata su GRADE per questo scopo, che può essere considerata dalle ICU rilevanti.
1Introduzione
Con il miglioramento della sopravvivenza a lungo termine tra i pazienti critici, è diventato sempre più importante comprendere l'impatto a breve e lungo termine della terapia intensiva sulla qualità della vita correlata alla salute (HRQoL). Nonostante i progressi nelle cure critiche, molti pazienti manifestano disabilità persistenti di tipo fisico, neurocognitivo e psicologico, comunemente denominate sindrome post-terapia intensiva (PICS), che prolungano il recupero e ostacolano il ritorno al lavoro, alle attività quotidiane e alla partecipazione sociale [1, 2, 3]. Un corpus crescente di letteratura dimostra che la PICS ha conseguenze dannose per i pazienti e le loro famiglie, aumentando l'utilizzo delle risorse sanitarie e, a sua volta, imponendo ulteriori oneri al sistema socioeconomico più ampio [4].
Il follow-up dei sopravvissuti all'ICU dopo la dimissione è stato raccomandato dal 2009 [5], con un crescente enfasi sull'identificazione precoce dei pazienti a rischio di PICS e sul riferimento per problemi identificati [6]. Tuttavia, le linee guida attuali offrono indicazioni limitate su come il follow-up ICU debba essere organizzato, erogato o valutato [2, 7, 8]. Permane incertezza riguardo all'efficacia e alla costi-efficacia [6, 7, 9], dovuta principalmente alla carenza di studi controllati randomizzati e alla variazione metodologica tra gli studi [6, 10, 11]. L'evidenza da studi qualitativi suggerisce che il follow-up ICU possa supportare il recupero psicologico [12, 13, 14], è valutato positivamente dai pazienti [12, 14] e fornisce un forum per affrontare preoccupazioni legate all'esperienza in ICU [12, 13, 14, 15, 16]. Tuttavia, questi risultati si basano su evidenza a bassa certezza e non ne stabiliscono l'efficacia. Nonostante queste incertezze, il follow-up ICU è stato implementato in molti paesi [6, 11]. Nella pratica, il follow-up ICU varia considerevolmente per quanto riguarda la selezione dei pazienti, la tempistica e i contenuti, riflettendo l'assenza di consenso e contribuendo a cure non uniformi [17].
L'adesione al follow‐up rimane bassa, con solo una minoranza di pazienti idonei che vi partecipano [16] e barriere comuni come risorse limitate, vincoli di personale e difficoltà nell'identificare i pazienti più propensi a beneficiare [18]. La maggior parte dei programmi è guidata da infermieri, a volte coinvolgendo team multidisciplinari e tipicamente includendo consultazioni faccia a faccia o telefoniche con valutazioni dello stato fisico e psicologico [2, 17].
In Svezia, la partecipazione al follow‐up in ICU è incompleta e influenzata dalle caratteristiche del paziente. Uno studio di registro svedese ha riportato che solo il 57% dei pazienti ha partecipato al follow‐up, indicando una sostanziale perdita e potenziale bias di selezione [19]. Inoltre, lo screening sistematico non è ancora implementato routinariamente e l'accesso a un team multiprofessionale è incoerente [17], contribuendo a far sì che molti pazienti con compromissioni persistenti rimangano non identificati e non supportati. Tuttavia, quando l'evidenza disponibile è debole, sono necessarie ulteriori ricerche per ridurre l'incertezza.
Pertanto, data la scarsità di evidenze di alta qualità in questo ambito, abbiamo sviluppato una raccomandazione di consenso, piuttosto che una linea guida basata su evidenze, per informare sull'organizzazione, l'erogazione e il contenuto del follow‐up ICU per i sopravvissuti adulti alla ICU in Svezia. Essa affronta la selezione dei pazienti, i tempi, la valutazione e i percorsi di cura per la gestione del PICS, mirando a supportare la continuità delle cure, identificare i pazienti ad alto rischio e fornire un quadro per guidare l'uso delle risorse e gli esiti dei pazienti.
2Metodi
2.1Il Processo di Sviluppo
Questa raccomandazione di consenso è stata sviluppata su iniziativa del Sistema Nazionale per la Gestione Sanitaria Guidata dalla Conoscenza (NPO) [20], che ha commissionato la creazione di linee guida regionali e nazionali per il follow‐up di adulti criticamente malati [20]. È stato formato un gruppo di lavoro multidisciplinare con esperti in follow‐up ICU per sviluppare la raccomandazione. Il processo di sviluppo ha seguito un modello predefinito di pratica basata sull'evidenza [21] (Figura 1), strutturato come una progressione a tappe dalla formulazione di domande cliniche, all'identificazione della migliore evidenza per rispondere alle domande, alla valutazione dell'evidenza per validità e utilità, alla sua integrazione con esperti e il coinvolgimento degli stakeholder, fino all'applicazione dei risultati in raccomandazioni cliniche [21]. Queste domande cliniche sono state prioritarizzate perché riguardano i componenti fondamentali del follow‐up ICU che influenzano gli esiti dei pazienti e l'utilizzo delle risorse sanitarie. Le decisioni riguardanti la selezione dei pazienti, i tempi, l'organizzazione e la valutazione determinano la portata, il contenuto e l'erogazione del follow‐up e quindi sostengono l'efficacia di qualsiasi intervento successivo. "Quali pazienti dovrebbero essere seguiti", "A quale momento dovrebbero essere seguiti i pazienti", "Come dovrebbe essere organizzato il follow‐up" e "Quali problemi dovrebbero essere affrontati".
La qualità della raccomandazione di consenso è stata segnalata utilizzando lo strumento Appraisal of Guidelines for Research and Evaluation (AGREE II), uno strumento validato progettato per valutare il rigore metodologico e la trasparenza dello sviluppo delle linee guida. La raccomandazione è stata valutata attraverso i sei domini AGREE II secondo il sistema di punteggio standardizzato dello strumento [22] (File Supplementare 1).
È stato convocato un gruppo di lavoro multidisciplinare nella regione di Stoccolma per assicurare ampia rilevanza clinica e rappresentanza dei principali gruppi professionali coinvolti nel follow‐up ICU. Ogni ICU ha nominato professionisti sanitari con esperienza clinica e responsabilità nel follow‐up post‐ICU per rappresentare la propria unità. Il gruppo consisteva in infermieri di terapia intensiva (n = 6), medici (n = 3), fisioterapisti (n = 3) e terapisti occupazionali (n = 1) di sei ICU. L'esperienza clinica è stata definita come coinvolgimento continuo nella valutazione e follow‐up dei precedenti pazienti ICU. Non era richiesto un numero predefinito di anni di esperienza.
Il team ha lavorato in modo collaborativo durante tutto il processo, assegnando compiti specifici per professione per assicurare che la prospettiva di ogni disciplina fosse rappresentata. Per facilitare ciò, ogni disciplina professionale ha formato un sottogruppo dedicato. Attingendo alla loro specifica esperienza clinica, esperienza professionale e evidenza scientifica disponibile, questi sottogruppi hanno sviluppato proposte e redatto contenuti per le rispettive aree di competenza. Questi documenti preliminari sono stati poi revisionati e discussi da tutto il gruppo di lavoro per assicurare coerenza, rilevanza e consistenza attraverso la bozza.
Il gruppo di lavoro ha partecipato a cicli iterativi di discussione, revisione e costruzione del consenso per affinare le raccomandazioni. Punti di vista divergenti sono stati esplorati in modo collaborativo e il consenso è stato raggiunto mediante deliberazione strutturata.
2.2Riferimenti
È stata inizialmente sviluppata una lista completa di parole chiave rilevanti, per catturare un'ampia gamma di fattori per il follow-up all'interno della PICS (disfunzioni fisiche, psicologiche e cognitive). Un bibliotecario professionista ha raffinato e strutturato la strategia di ricerca utilizzando PICO (Tabella 1) e i termini ‘intensive care’, ‘critical care’, ‘follow-up’, ‘physical’, ‘psychological’ e ‘cognitive’ (File Supplementare 2). Quattro database sono stati inclusi in tutte le ricerche: PubMed, MEDLINE, Cochrane Database of Systematic Reviews e Scopus. L'ambito della ricerca comprendeva il follow-up a breve e lungo termine di pazienti adulti medici, chirurgici e traumatologici trattati in terapia intensiva (ICU). Le ricerche sono state limitate ad articoli in inglese che coinvolgessero pazienti adulti (≥ 18 anni), pubblicati tra 1 gennaio 2007 e 31 dicembre 2024. Sono stati esclusi gli studi incentrati su terapie intensive pediatriche o per ustioni, poiché queste popolazioni seguono routine separate per il follow-up e non sono state prese in considerazione in questa ricerca.
TABELLA 1 Riassunto PICO.
Popolazione Sopravvissuti adulti alla ICU nei settori medico, chirurgico e traumatologico
Intervento Qualsiasi iniziativa strutturata di follow-up ICU, incluse cliniche ambulatoriali, visite in reparto, procedure di screening e programmi di follow-up
Comparatore
Risultati Identificazione e gestione dei problemi fisici, cognitivi o psicologici correlati alla PICS, risultati riferiti dal paziente, traiettorie di recupero, organizzazione dei servizi di follow-up
Tre ricercatori (A.S., L.O. e M.R.) hanno condotto il primo e il secondo screening. Sono stati esaminati titoli e abstract, ed esclusi gli studi che non affrontavano la selezione dei pazienti, il timing, l'organizzazione o i contenuti del follow-up ICU (Figura 2). Tredici articoli hanno soddisfatto i criteri di inclusione e sono stati recuperati per uno screening secondario con revisione del testo completo; nove sono stati esclusi per non essere revisioni sistematiche, e quattro sono stati infine inclusi (File Supplementare 3). I tre ricercatori (A.S., L.O. e M.R.) hanno valutato indipendentemente la qualità metodologica degli studi inclusi utilizzando la Checklist del Critical Appraisal Skills Program (CASP) (www.casp-uk.net) (File Supplementare 4). I risultati sono poi stati confrontati in un incontro di consenso. Ogni voce CASP è stata valutata come soddisfatta, incerta o non soddisfatta. Il livello complessivo di evidenza è stato assegnato secondo i seguenti criteri: studi che soddisfacevano la maggior parte dei criteri CASP sono stati considerati di alta qualità; studi che soddisfacevano diversi criteri CASP ma con debolezze metodologiche sono stati considerati di qualità moderata; studi con carenze metodologiche sostanziali sono stati considerati di bassa qualità. Studi a bassa qualità o non valutabili metodologicamente sono stati esclusi. L'estrazione dei dati è stata eseguita indipendentemente da tutti i membri del team di ricerca utilizzando un quadro predefinito di astrazione dati. I dati estratti sono stati poi confrontati tra revisori, e eventuali discrepanze sono state discusse e risolte tramite consenso per garantire accuratezza e coerenza. È stata condotta una sintesi narrativa basata sui dati estratti. Ogni studio incluso è stato letto e riletto integralmente, e i risultati rilevanti sono stati esaminati sistematicamente per identificare concetti ricorrenti, schemi e relazioni tra gli studi. Questi schemi sono stati iterativamente raffinati e integrati per sviluppare una sintesi coerente delle evidenze.
Il gruppo di sviluppo ha rivisto collettivamente le evidenze in ciascun dominio. In una serie di incontri, i gruppi di lavoro hanno creato raccomandazioni operative. È stata effettuata una revisione interna e un feedback sulla revisione delle evidenze per assicurare accuratezza dei contenuti e coerenza. Sono stati utilizzati i domini rilevanti dello strumento AGREE II per guidare il processo di revisione delle evidenze e supportare il rigore metodologico [22].
2.3Coinvolgimento di Stakeholder e Pazienti
Per garantire che la raccomandazione riflettesse i bisogni e le esperienze degli utenti clinici, sono state condotte diverse attività di coinvolgimento degli stakeholder. Innanzitutto, è stato organizzato un workshop dedicato agli infermieri di terapia intensiva in occasione della conferenza annuale della Swedish Association of Nurse Anesthetists and Critical Care Nurses (ANIVA). Trenta infermieri di terapia intensiva provenienti da tutta la Svezia vi hanno partecipato. Durante discussioni di gruppo facilitate, i partecipanti hanno condiviso esperienze e opinioni su aspetti chiave del follow-up in ICU, inclusi criteri di selezione dei pazienti, tempistiche ottimali del follow-up e organizzazione e contenuti dei servizi di follow-up.
In secondo luogo, è stato organizzato un seminario per clinici (infermieri di terapia intensiva, medici, infermieri assistenti, fisioterapisti) coinvolti nel follow-up ICU durante la conferenza annuale, organizzata dal The Swedish Intensive Care Quality Register (SIR). In questo incontro, sono stati presentati i risultati della sintesi della letteratura e del workshop ANIVA ai partecipanti 74, seguiti da discussioni strutturate in piccoli gruppi. I partecipanti hanno riflettuto sui risultati e condiviso le proprie esperienze con i programmi di follow-up in ICU.
Terzo, le prospettive dei pazienti sono state integrate attraverso una discussione di gruppo strutturata con quattro rappresentanti dei pazienti che hanno partecipato a una riunione digitale. Durante questo incontro, è stata presentata la bozza, e i partecipanti sono stati invitati a commentare il contenuto, la struttura e le raccomandazioni proposte.
A seguito della revisione da parte degli stakeholder, degli utenti clinici e dei rappresentanti dei pazienti, la bozza di raccomandazione ha subito ulteriori affinamenti. I feedback di tutti i gruppi sono stati attentamente considerati e discussi all’interno del gruppo di lavoro per garantire che le raccomandazioni fossero basate sulle evidenze disponibili, clinicamente rilevanti e fattibili da implementare, nonché allineate con le esigenze e le preferenze dei pazienti.
2.4Revisione Esterna
La bozza finale della raccomandazione è stata sottoposta a una estesa revisione paritaria esterna da parte di rappresentanti di 12 delle regioni svedesi, società professionali di infermieri e medici specializzati in anestesia e terapia intensiva, la Società Svedese di terapisti occupazionali e fisioterapisti, il Registro Svedese di Terapia Intensiva, l’Agenzia per l’E‐health e NPO per la riabilitazione, l’abilitazione e la medicina assicurativa. Tutti i commenti sono stati raccolti e valutati dal gruppo di lavoro, dopo di che è stata circolata una versione revisionata della raccomandazione che è stata formalmente approvata.
3Risultati
3.1Revisione della Letteratura
Le raccomandazioni di consenso si basano sulle evidenze disponibili pubblicate fino a dicembre 2024. La ricerca ha prodotto 139 riferimenti unici. Quattro revisioni hanno soddisfatto i criteri di inclusione, comprendendo tre revisioni sistematiche e una revisione integrativa (Tabella 2). Le revisioni hanno valutato interventi di follow‐up dopo terapia intensiva, mirati alla sfera fisica, psicologica, cognitiva e alla qualità di vita correlata alla salute dopo malattia critica. I risultati sono stati eterogenei, con alcuni studi che riportano benefici nell’identificazione delle necessità riabilitative e negli esiti riferiti dai pazienti, mentre altri hanno riscontrato effetti limitati. La certezza complessiva delle evidenze è stata considerata da bassa a moderata a causa dell’eterogeneità degli interventi, degli esiti e dei disegni degli studi. Nei casi in cui le evidenze erano insufficienti o non si raggiungeva consenso, non è stata emessa alcuna raccomandazione. Questi risultati sono stati considerati insieme all’esperienza clinica e alla fattibilità nella formulazione delle raccomandazioni. La raccomandazione di consenso è presentata nella Figura 3.
TABELLA 2 Articoli revisionati e inclusi.
Riferimenti Design/metodo Esito Risultati Livello di evidenza
Josepha op't Hoog et al. [24] Revisione sistematica e meta-analisi in sei database.
Studi controllati non randomizzati, RCT, studi a wedge graduato, analisi di serie temporali interrotte e studi prima-dopo.
983 partecipanti.
Pazienti e/o membri della famiglia ≥ 18 anni.
Esiti: PICS correlato a sintomi fisici, cognitivi o psicologici. Cinque studi inclusi con due RCT, uno studio di intervento a blocco, uno studio con disegno controllo pre-test–post-test e uno non-RCT.
Gli studi non mostrano differenze significative a favore degli interventi di cura transitoria sugli aspetti fisici o psicologici del PICS-F. Uno studio con un programma di follow-up strutturato guidato da infermieri ha mostrato una differenza significativa nella funzione fisica a 3 mesi.
La qualità tra gli studi varia da moderata ad alta.
È stata riscontrata una sostanziale eterogeneità clinica che ha reso non fattibile il pooling per gli esiti primari.
Schofield‐Robinson et al. [25] Revisione sistematica, ricerca in quattro database, registri di trial clinici per studi in corso e letteratura grigia.
RCT e non-RCT che confrontano l’effetto del follow-up usando un programma strutturato e nessun servizio di follow-up o cura standard.
1707 partecipanti.
Pazienti ≥ 18 anni curati in una terapia intensiva di Livello 3.
Esiti: qualità di vita correlata alla salute, ansia e depressione, disturbo da stress post-traumatico (PTSD), o funzione fisica e mentale, mortalità e ritorno al lavoro. Cinque studi inclusi con quattro RCT e un non-RCT.
Non sono state riscontrate differenze o vi sono state differenze minime negli esiti tra i partecipanti che hanno ricevuto un servizio di follow-up e quelli che hanno ricevuto la cura standard.
Le evidenze sono insufficienti, da un numero limitato di studi, per determinare se i servizi di follow-up in terapia intensiva siano efficaci nell’identificare e affrontare i bisogni di salute insoddisfatti dei sopravvissuti alla terapia intensiva.
Jonasdottir et al. [10] Revisione integrativa, ricerca in quattro database.
Studi empirici qualitativi e quantitativi e letteratura non empirica riflettente miglioramenti di servizio. Studi con follow-up riportato come intervento o servizio all’interno di un ospedale o di una clinica ospedaliera.
8767 partecipanti.
Pazienti ≥ 18 anni.
Esiti: struttura e contenuto nel follow-up e i tipi di variabili utilizzate. Diciassette studi inclusi, due RCT, uno studio caso-controllo, quattro studi prima e dopo, uno studio qualitativo e nove studi descrittivi e valutativi.
Sono stati identificati tre modelli di follow‐up guidato da infermieri: visite nel reparto, cliniche di follow‐up e follow‐up telefonico. Le interventi variavano dalla valutazione clinica al supporto psicosociale. Effetti positivi sono stati principalmente riportati per la soddisfazione del paziente fino a 6 mesi dopo la dimissione. Il follow‐up potrebbe promuovere la salute dei pazienti e consentire l'uso di risorse adeguate.
Le debolezze dello studio erano l'eterogeneità degli studi inclusi, le carenze nella metodologia dello studio e il basso numero di studi.
Jensen [26]
Revisione sistematica della letteratura, ricerca in cinque banche dati.
Studi RCT che investigano le consultazioni post‐ICU in adulti con follow‐up post ICU rispetto a un controllo che non fornisce alcuna consultazione post ICU.
855 partecipanti.
Pazienti medici e chirurgici ≥ 18 anni.
Esiti: qualità della vita (QOL), ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico (PTSD), capacità fisica, funzione cognitiva e ritorno al lavoro.
Tre studi multicentrici, due centri singoli. Uno studio condotto in Australia, uno negli USA, uno in sei paesi europei e due nel Regno Unito.
Le consultazioni di follow‐up potrebbero ridurre i sintomi di PTSD da 3 a 6 mesi dopo la dimissione dalla ICU in sopravvissuti alla ICU, ma senza influenzare la HRQoL e altri esiti investigati.
La qualità complessiva delle prove per l'effetto delle consultazioni di follow‐up post‐ICU era bassa.
3.2Coinvolgimento di stakeholder e pazienti
Durante il seminario nazionale per i clinici, è stata evidenziata la necessità di un approccio più standardizzato al follow‐up, sia in termini di struttura organizzativa che di contenuto. Gli stakeholder hanno sottolineato che la standardizzazione potrebbe chiarire le responsabilità cliniche, supportare l'erogazione equa dei servizi di follow‐up e facilitare l'identificazione dei bisogni di risorse. Hanno anche enfatizzato che una maggiore coerenza nelle pratiche di follow‐up aiuterebbe a rivelare le lacune conoscitive nella cura dei sopravvissuti alla ICU lungo la traiettoria di recupero. Tuttavia, non hanno avuto implicazioni pratiche per la bozza di raccomandazione e nessuna struttura è stata modificata.
I rappresentanti dei pazienti hanno sostenuto le raccomandazioni e hanno sottolineato l'importanza particolare della visita in reparto come parte del follow‐up della ICU. Hanno descritto questa visita come un'opportunità preziosa per elaborare le loro esperienze in ICU e potenzialmente ridurre i sintomi da stress successivi. I rappresentanti dei pazienti hanno considerato accettabile il numero di questionari di screening inclusi nel follow‐up quando il loro scopo e la rilevanza clinica erano chiaramente spiegati. Questi approfondimenti sono stati incorporati nelle raccomandazioni finali rafforzando il valore della visita in reparto come componente centrale del follow‐up e assicurando che l'uso di strumenti di screening sia giustificato, mirato e chiaramente spiegato ai pazienti.
3.3Revisione esterna
La revisione da parte degli stakeholder esterni ha portato all'aggiunta di moduli di valutazione strutturati per lo screening della funzione fisica, dell'attività nella vita quotidiana e del follow‐up della funzione cognitiva, per supportare l'identificazione dei bisogni riabilitativi. La revisione esterna ha inoltre fornito feedback riguardo all'inclusione di uno screening aggiuntivo della funzione fisica e delle limitazioni nelle attività della vita quotidiana, e ha sottolineato che il follow‐up ICU dovrebbe essere fornito da un team multiprofessionale a causa della natura multifaccettata dei problemi PICS.
3.4Dalle prove alle raccomandazioni
Le evidenze a supporto del follow‐up ICU erano generalmente di bassa certezza. Tuttavia, il gruppo di lavoro ha giudicato che il potenziale beneficio dell'identificazione dei bisogni riabilitativi non soddisfatti, il basso rischio di danni, le forti preferenze dei pazienti e l'importanza di un accesso equo ai servizi di follow‐up giustificano l'emissione di questa raccomandazione consensuale.
3.4.1Raccomandazione consensuale
3.4.1.1Selezione dei pazienti per il follow‐up
Domanda clinica chiave: Quali pazienti dovrebbero essere sottoposti a follow‐up?
Raccomandiamo che i clinici prendano in considerazione l'invito a follow‐up strutturato ICU per tutti i pazienti adulti trattati in una ICU per ≥ 48 h.
La letteratura esaminata ha fornito poche indicazioni riguardo la selezione dei pazienti per i servizi di follow‐up ICU. Tra le quattro revisioni non esiste un consenso riguardo i criteri di inclusione, e nessun limite specifico di durata di degenza in ICU è raccomandato in modo coerente [10, 24, 25, 26]. I criteri di eleggibilità variavano sostanzialmente tra gli studi e si basavano tipicamente su modelli locali di follow‐up piuttosto che su indicatori standardizzati.
In assenza di evidenze, adottare una soglia pragmatica di > 48 h in ICU aiuta a garantire che gli individui che sviluppano problemi fisici, cognitivi o psicologici nuovi o peggiorati dopo la malattia critica non vengano esclusi involontariamente dal follow‐up di routine. Questo approccio può comportare che una coorte più ampia di pazienti venga offerta il follow‐up, ma aumenta la probabilità di identificare i pazienti che potrebbero beneficiare del supporto post ICU. Pertanto, questa è una raccomandazione condizionale poiché si basa su evidenze limitate.
3.4.1.2Punti temporali per il follow‐up
Domanda clinica chiave: In quali momenti i pazienti dovrebbero essere sottoposti a follow‐up?
Raccomandiamo ai clinici di considerare di offrire a tutti i sopravvissuti alla terapia intensiva un primo contatto di follow-up entro la prima settimana dopo la dimissione dalla terapia intensiva, idealmente nel reparto, per valutare lo stato clinico, identificare problemi precoci e garantire la continuità delle cure. Inoltre, raccomandiamo che ai pazienti e alle loro famiglie venga offerta una visita ambulatoriale di follow-up a 2–3 mesi dopo la dimissione dalla terapia intensiva, con l'opzione di una visita aggiuntiva entro 6 mesi se clinicamente indicato.
Esistono evidenze di qualità moderata riguardo agli interventi erogati a 2–3 mesi dopo la dimissione dalla terapia intensiva, ma non necessariamente riguardo al timing del follow-up stesso. Nella revisione della letteratura, gli interventi variavano per tempo di follow-up e numero di consultazioni [10, 25, 26]. Una delle quattro revisioni incluse suggeriva che il follow-up dovrebbe essere iniziato entro la prima settimana dopo la dimissione dalla terapia intensiva. Questa raccomandazione si basava sui potenziali benefici del follow-up precoce nel supportare la transizione dal reparto di terapia intensiva al reparto generale, nell'identificare precocemente i bisogni e le complicanze del paziente e nel facilitare la comunicazione e collaborazione tra il personale di terapia intensiva, il team del reparto, i pazienti e le loro famiglie [10]. La valutazione ambulatoriale a 2–3 mesi è in linea con le prassi comuni e aiuta ad affrontare i bisogni di recupero fisico, cognitivo e psicologico in corso [10, 25, 26]. Una seconda visita entro 6 mesi consente una rivalutazione tempestiva e un invio ai servizi multidisciplinari o di cure primarie adeguati quando necessario [10]. Questi follow-up possono essere condotti sia di persona sia in modalità digitale, a seconda della fattibilità e della preferenza del paziente. Inoltre, le risposte ai questionari raccolti possono servire come base per la discussione dei bisogni prima di ogni visita.
3.4.1.3 Organizzazione e contenuto del follow-up
Domanda clinica chiave: Come dovrebbe essere organizzato il follow-up e quali problemi dovrebbero essere affrontati?
Raccomandiamo che il follow-up ambulatoriale dopo la terapia intensiva sia guidato da esperti clinici in terapia intensiva e, laddove possibile, erogato da un team multidisciplinare (es. infermieri di terapia intensiva, medici, fisioterapisti) per garantire una valutazione e gestione completa dei problemi post-terapia intensiva.
Raccomandiamo che le consultazioni di follow-up includano la fornitura di informazioni sul ricovero in terapia intensiva e sui trattamenti ricevuti e permettano ai pazienti e alle famiglie di porre domande e ricevere spiegazioni sui sintomi comunemente riscontrati dopo una malattia critica.
Raccomandiamo che le consultazioni di follow-up comprendano una valutazione strutturata per identificare sintomi di stress post-traumatico, ansia, depressione, deficit cognitivi, ridotta funzione fisica, limitazioni nelle attività della vita quotidiana, qualità della vita correlata alla salute (HRQoL) e bisogni di riabilitazione non soddisfatti. Questa valutazione può essere condotta usando strumenti validati quando disponibili, insieme a interviste cliniche e domande di screening strutturate riguardanti sintomi, funzionamento quotidiano, percezione del recupero e necessità riabilitative. I pazienti con problemi fisici, psicologici o cognitivi identificati dovrebbero essere indirizzati al fornitore di assistenza sanitaria appropriato o al servizio specialistico per ulteriore valutazione e gestione.
Nella letteratura, le consultazioni di follow-up miravano a valutare il recupero dei pazienti e a identificare problemi che ritardavano il recupero [10]. Le consultazioni comunemente includevano la valutazione del recupero psicologico, cognitivo, fisico e della HRQoL. Diversi studi hanno utilizzato strumenti validati e test obiettivi, inclusi PTSS-14, HADS, la Montreal Cognitive Assessment (MoCA), il Cognitive Failures Questionnaire (CFQ), la forza di presa della mano, il test del cammino di sei minuti, il Timed Up and Go test e il RAND-36, per supportare l'identificazione dei pazienti che necessitano di ulteriori interventi [10, 25, 26].
Data la base di evidenze limitata e eterogenea, questa raccomandazione di consenso deve essere interpretata come raccomandazioni pragmatiche basate sulla letteratura disponibile e sul giudizio clinico esperto.
4 Discussione
Questa raccomandazione di consenso svedese propone un approccio strutturato e standardizzato al follow-up dopo malattia critica per migliorare l'identificazione e la gestione del PICS. Suggerisce che tutti gli adulti trattati in terapia intensiva per ≥ 48 h ricevano un follow-up precoce e continuo, iniziando con un contatto entro la prima settimana e proseguendo con una valutazione multidisciplinare ambulatoriale a 2–3 mesi. Si pone enfasi sull'uso di strumenti di screening validati, sulla fornitura di informazioni a pazienti e famiglie e sull'assicurare l'invio ai servizi appropriati quando vengono identificati problemi fisici, psicologici o cognitivi.
Le nostre raccomandazioni di consenso sono in linea con le linee guida internazionali esistenti e le dichiarazioni di consenso, estendendole però in alcuni aspetti importanti. In conformità con la line guida del British National Institute for Health and Care Excellence (CG83) [5], sottolineiamo il follow‐up strutturato dopo la malattia critica, inclusa una valutazione multidisciplinare a 2–3 mesi per identificare problemi fisici, cognitivi e psicologici e per coordinare le cure continue. Analogamente, la nostra raccomandazione per uno screening sistematico attraverso questi domini è in linea con il consenso della Society of Critical Care Medicine, che promuove valutazioni dopo la dimissione dall’ospedale utilizzando strumenti validati e sottolinea l’importanza di identificare i pazienti a rischio di compromissioni a lungo termine [27]. Inoltre, la nostra attenzione alla valutazione completa e ai percorsi di riferimento corrisponde alla linea guida per la riabilitazione multimodale per PICS coordinata dalla German Society for Neurorehabilitation, che evidenzia anche la necessità di una valutazione ripetuta e di una gestione coordinata e multidisciplinare delle sequele fisiche, cognitive e psicologiche [28]. Tuttavia, la nostra raccomandazione di consenso fornisce maggiore chiarezza operativa delineando un percorso di follow‐up più esplicito, inclusi un primo contatto precoce entro la prima settimana dopo la dimissione dalla terapia intensiva seguito da un follow‐up ambulatoriale strutturato. Specificando tempi e strategie di riferimento, va oltre le raccomandazioni esistenti. Riconosciamo che l’implementazione di queste raccomandazioni potrebbe richiedere risorse sanitarie aggiuntive. Tuttavia, consideriamo che questo sia un ambito importante su cui prioritizzare, dato il suo potenziale beneficio per i pazienti, i sistemi sanitari e la società in generale. Inoltre, un modello di follow‐up più strutturato e standardizzato potrebbe facilitare la ricerca e permettere una valutazione robusta dell’efficacia, fattibilità e implicazioni in termini di risorse della gestione post‐terapia intensiva.
4.1Implementazione e Implicazioni per la Pratica Clinica
L’implementazione di un follow‐up strutturato in terapia intensiva richiede risorse organizzative e di personale sostanziali. Un approccio multidisciplinare è essenziale, che coinvolga i clinici della terapia intensiva insieme a fisioterapisti, terapisti occupazionali e altri professionisti della riabilitazione. Tuttavia, i vincoli di personale e le priorità cliniche concorrenti possono limitare la fattibilità di istituire servizi di follow‐up dedicati in molti contesti.
La raccomandazione di consenso adotta un approccio pragmatico per aumentare la fattibilità, utilizzando la durata della degenza in terapia intensiva come criterio semplice e applicabile per identificare i pazienti a rischio, nonostante i suoi limiti come predittore degli esiti a lungo termine [29, 30, 31]. Sebbene modelli di stratificazione del rischio più complessi possano offrire maggiore precisione, il loro uso routinario è attualmente limitato da fattibilità, validazione e usabilità clinica [30, 31, 32]. Pertanto, la durata della degenza in terapia intensiva è stata selezionata come compromesso pragmatico, permettendo un’identificazione coerente dei pazienti a rischio nella pratica quotidiana, e dovrebbe essere interpretata insieme al giudizio clinico e ai fattori individuali del paziente.
Per supportare l’implementazione, il follow‐up può essere integrato nei percorsi di cura esistenti, con enfasi su tempo protetto per le valutazioni e coordinamento efficace tra terapia intensiva, reparti e servizi comunitari. Sono necessari sistemi robusti di documentazione e comunicazione per mantenere la continuità della cura e garantire l’applicazione coerente dei piani di riabilitazione durante tutto il percorso del paziente. Date le implicazioni in termini di risorse e la variabilità dell’infrastruttura locale, il modello raccomandato dovrebbe essere considerato come un quadro flessibile piuttosto che uno standard rigido. Un approccio graduale, ad esempio, dando priorità ai pazienti a più alto rischio o espandendo i servizi progressivamente, potrebbe facilitare un’implementazione più realizzabile. Il supporto istituzionale, politiche chiare e sistemi per il monitoraggio degli esiti sono abilitatori chiave di una pratica sostenibile.
Sebbene sviluppati in Svezia, questi principi potrebbero essere applicabili a diversi sistemi sanitari e offrire un approccio generalizzabile per migliorare la gestione post‐malattia critica.
4.2Punti di Forza e Limitazioni
Un punto di forza importante è il quadro strutturato e pragmatico della raccomandazione consensuale, che integra valutazioni validate, follow‐up definito e percorsi di riferimento multidisciplinari per supportare una gestione post‐ICU coerente. Tuttavia, alcune limitazioni devono essere riconosciute. In primo luogo, la base di evidenze a supporto degli interventi di follow‐up dopo malattia critica rimane eterogenea e, in alcune aree, limitata, in particolare riguardo alla selezione dei pazienti, al timing ottimale e all'impatto a lungo termine dei servizi di follow‐up. Di conseguenza, alcune raccomandazioni si basano necessariamente su un consenso di esperti oltre alla letteratura disponibile. In secondo luogo, sebbene la raccomandazione miri ad essere pragmatica, la sua implementazione può risultare impegnativa nella pratica clinica di routine. In particolare, l'istituzione di servizi di follow‐up strutturati richiede personale sufficiente, tempo e risorse organizzative, che potrebbero non essere prontamente disponibili in tutti i contesti. La variabilità nell'infrastruttura locale, l'accesso a team multidisciplinari e la disponibilità di servizi specialistici può inoltre influenzare la capacità di erogare il percorso raccomandato. Un'ulteriore limitazione riguarda la base letteraria a supporto della raccomandazione. La sintesi delle evidenze si è principalmente basata su revisioni sistematiche esistenti piuttosto che condurre nuove ricerche indipendenti su studi individuali. È stata inclusa una revisione integrativa perché forniva una comprensione più ampia dei sintomi, dei bisogni e delle esperienze dei pazienti dopo malattia critica attraverso diversi disegni di studio. Questa revisione è stata utilizzata principalmente per informare l'identificazione dei domini di follow‐up rilevanti e dei bisogni dei pazienti, piuttosto che come prova di efficacia degli interventi.
Inoltre, il numero totale di partecipanti riportato nelle revisioni sistematiche deve essere interpretato con cautela, poiché non tutti i partecipanti hanno contribuito a ogni domanda di revisione. Alcuni studi primari sono inclusi in più di una revisione, causando sovrapposizioni. La checklist CASP valuta la qualità metodologica delle revisioni sistematiche piuttosto che la qualità degli studi primari individuali. Sebbene questo approccio consenta una panoramica efficiente e completa delle evidenze disponibili, implica anche che la raccomandazione rifletta l’eterogeneità e le limitazioni metodologiche presenti nelle revisioni di base, inclusa la variazione nei componenti degli interventi, nelle popolazioni di pazienti e negli esiti. Inoltre, studi primari più recenti non ancora inclusi in revisioni pubblicate potrebbero essere stati omessi. Questo approccio può limitare sia il livello di dettaglio sia la tempestività delle evidenze che informano le raccomandazioni. Infine, anche se le considerazioni sui costi hanno informato il processo di sviluppo, un'analisi formale di costo o costo‐efficacia è andata oltre l'ambito di questo lavoro. Studi futuri dovrebbero valutare l'impatto economico e la sostenibilità di diversi modelli di follow‐up.
4.3Prospettive future
Ulteriori ricerche sono necessarie per valutare la fattibilità, l'efficacia e l'utilizzo delle risorse dei modelli strutturati di follow‐up e dei percorsi riabilitativi in contesti clinici reali, incluso il loro impatto sugli esiti dei pazienti e sull'utilizzo dei servizi sanitari. Gli studi dovrebbero anche determinare il timing ottimale, la frequenza e il contenuto delle valutazioni di follow‐up, insieme ad un'analisi formale di costo‐efficacia per informare le politiche e l'allocazione delle risorse. Inoltre, è necessario esplorare come i servizi di follow‐up possano essere organizzati all'interno dei sistemi sanitari. Un approccio potenziale è sviluppare servizi a livello ospedaliero indipendenti dalle singole ICU, supportati da team multidisciplinari dedicati, che potrebbero facilitare il coordinamento e la scalabilità. L'impatto economico, la sostenibilità e la scalabilità di tali modelli richiedono ulteriori indagini. Infine, la ricerca centrata sul paziente è essenziale per comprendere meglio le esperienze e le priorità dei sopravvissuti, garantendo che lo sviluppo futuro delle linee guida sia informato sia dalle evidenze cliniche sia dall'esperienza vissuta. Sebbene le considerazioni relative a costi e disponibilità di risorse abbiano informato il processo di sviluppo della raccomandazione consensuale, queste non sono state valutate formalmente, evidenziando un'area importante per studi futuri.
5Conclusione
La raccomandazione consensuale dovrebbe essere considerata un modello pragmatico per il follow‐up in ICU, enfatizzando il contatto precoce, il coinvolgimento multidisciplinare e la valutazione strutturata mediante strumenti validati. Mirando sia ai bisogni a breve sia a quelli a lungo termine, facilita l'identificazione tempestiva e la gestione delle sequele fisiche, psicologiche e cognitive dopo malattia critica.
Sebbene basate su evidenze a bassa certezza, diverse raccomandazioni sono state considerate forti a causa dell'elevato carico di bisogni insoddisfatti dei pazienti, della bassa probabilità di danno, della mancanza di percorsi di cura alternativi e delle preferenze costanti espresse da pazienti e professionisti sanitari.
L'implementazione di tale approccio ha il potenziale di supportare la continuità delle cure, guidare l'uso delle risorse e promuovere un follow-up più equo e coerente per i sopravvissuti alle terapie intensive e le loro famiglie. Sebbene sviluppati in Svezia, questi principi potrebbero essere applicabili ad altri sistemi sanitari, offrendo un percorso per migliorare gli esiti a lungo termine per i sopravvissuti alle terapie intensive.
Contributi degli Autori
E.Å., A.S., M.R., O.D. e L.O. hanno contribuito alla concezione e progettazione, o all'acquisizione dei dati, o all'analisi e interpretazione dei dati. E.Å., A.S., M.R. e L.O. hanno redatto il manoscritto. Tutti gli autori hanno rivisto la bozza e approvato la versione finale.
Finanziamenti
Gli autori non hanno nulla da segnalare.
Dichiarazione Etica
Gli autori non hanno nulla da segnalare.
Conflitti di Interesse
Gli autori dichiarano l'assenza di conflitti di interesse.
Materiale di Supporto
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Swedish Consensus Recommendation for Follow‐Up After ICU Stay
ABSTRACT
Background
A substantial proportion of intensive care unit (ICU) survivors experience long‐term physical, psychological and cognitive impairments after critical illness. However, methods for identifying patients in need of post‐ICU support vary widely. As a result, many patients are left without access to established rehabilitation pathways. This consensus recommendation provides a framework for the organisation and content of follow‐up for adult ICU survivors in Sweden, informed by available evidence, stakeholder perspectives and expert consensus.
Methods
The National System for Knowledge‐Driven Healthcare Management (NPO) in Sweden commissioned the development of a practice recommendation for the follow‐up of critically ill adults. Multidisciplinary experts in ICU survivorship formed a task force group. A systematic literature search in four databases was conducted in 2024 to identify pre‐existing systematic reviews on the topic. The literature was reviewed, assessed for quality and recommendations were developed based on the literature evidence. The draft was discussed among multiprofessional groups involved in follow‐up, in workshops with critical care nurses (n = 30) and professionals responsible for follow‐up clinics (n = 74) and among patient representatives (n = 4). The final draft underwent external peer review by representatives from relevant professional organisations, the national registry for intensive care and governmental agencies in Sweden.
Results
The consensus recommendation suggests that all adult patients with an ICU length of stay ≥ 48 h are recommended for follow‐up, with an initial contact within 1 week of ICU discharge to assess clinical status, identify early problems and ensure continuity of care. Patients and their families are recommended to be offered an outpatient follow‐up visit at 2–3 months after discharge, led by ICU clinicians and, when possible, delivered by a multidisciplinary team. Validated screening tools and objective tests are recommended to assess relevant outcomes, including post‐traumatic stress, anxiety, depression, cognitive impairment, physical function and Health‐Related Quality of Life (HRQoL) as appropriate. Patients with identified problems should be referred to appropriate healthcare providers or specialist services for further management.
Conclusion
This consensus recommendation provides a framework for patient selection, timing and assessment to support a more structured and equitable management of post‐intensive care syndrome.
Editorial Comment
Systematic follow up of ICU survivors after hospital discharge is needed in order to assess long‐term patient‐centred outcomes. This is a consensus set of recommendations and not a GRADE‐based clinical practice guideline for doing this, which can be considered by relevant ICUs.
1Introduction
With improving long‐term survival among critically ill patients, understanding the short‐ and long‐term impact of intensive care on health‐related quality of life (HRQoL) has become increasingly important. Despite advances in critical care, many patients experience persistent physical, neurocognitive and psychological impairments, commonly referred to as post‐intensive care syndrome (PICS), which prolong recovery and hinder return to work, daily activities and social participation [1, 2, 3]. An expanding body of literature demonstrates that PICS has detrimental consequences for patients and their families, increasing healthcare resource utilisation and, in turn, placing additional burdens on the broader socioeconomic system [4].
Follow‐up of ICU survivors after discharge has been recommended since 2009 [5], with increasing emphasis on early identification of patients at risk for PICS and referral for identified problems [6]. However, current guidelines provide limited guidance on how ICU follow‐up should be organised, delivered or evaluated [2, 7, 8]. Uncertainty remains regarding effectiveness and cost‐efficiency [6, 7, 9], largely due to a lack of randomised controlled trials, and methodological variation across studies [6, 10, 11]. Evidence from qualitative studies suggests that ICU follow‐up may support psychological recovery [12, 13, 14], is valued by patients [12, 14] and provides a forum for addressing concerns related to the ICU experience [12, 13, 14, 15, 16]. However, these findings are based on low‐certainty evidence and do not establish effectiveness. Despite these uncertainties, ICU follow‐up has been implemented in many countries [6, 11]. In practice, ICU follow‐up varies considerably with respect to patient selection, timing and content, reflecting the absence of consensus and contributing to inconsistent care [17].
Adherence to follow‐up remains low, with only a minority of eligible patients participating [16] and barriers such as limited resources, staffing constraints and challenges in identifying patients most likely to benefit being common [18]. Most programmes are nurse‐led, sometimes involving multidisciplinary teams and typically include face‐to‐face or telephone consultations with assessments of physical and psychological status [2, 17].
In Sweden, participation in ICU follow‐up is incomplete and influenced by patient characteristics. A Swedish registry study reported that only 57% of patients attended follow‐up, indicating substantial attrition and potential selection bias [19]. In addition, systematic screening is not yet routinely implemented, and access to a multiprofessional team is inconsistent [17], contributing to many patients with persistent impairments remaining unidentified and unsupported. However, when the available evidence is weak, further research is needed to reduce uncertainty.
Therefore, given the paucity of high‐quality evidence in this area, we developed a consensus recommendation, rather than an evidence‐based guideline, to inform the organisation, delivery and content of ICU follow‐up for adult ICU survivors in Sweden. It addresses patient selection, timing, assessment and care pathways for managing PICS, aiming to support the continuity of care, identify high‐risk patients and provide a framework to guide resource use and patient outcomes.
2Methods
2.1The Development Process
This consensus recommendation was developed on the initiative of the National System for Knowledge‐driven healthcare management (NPO) [20], which commissioned the creation of regional and national guidelines for the follow‐up of critically ill adults [20]. A multidisciplinary task force with experts in ICU follow‐up was formed to develop the recommendation. The development process followed a predefined evidence‐based practice model [21] (Figure 1), structured as a stepwise progression from formulation of clinical questions, to identifying the best evidence to answer the questions, to appraising the evidence for validity and usefulness, to integrating it with experts and stakeholder engagement and to apply the results in clinical recommendations [21]. These clinical questions were prioritised because they concern the fundamental components of ICU follow‐up that influence patient outcomes and healthcare resource utilisation. Decisions regarding patient selection, timing, organisation and assessment determine the reach, content and delivery of follow‐up and therefore underpin the effectiveness of any subsequent interventions. ‘Which patients should be followed up’, ‘At what time‐point should patients be followed up’, ‘How should follow‐up be organised’ and ‘What problems should be addressed’.
The quality of the consensus recommendation was reported using the Appraisal of Guidelines for Research and Evaluation (AGREE II) instrument, a validated tool designed to assess the methodological rigour and transparency of guideline development. The recommendation was evaluated across the six AGREE II domains according to the instrument's standardised scoring system [22] (Supplementary File 1).
A multidisciplinary working group in the Stockholm region was convened to ensure broad clinical relevance and representation from key professional groups involved in ICU follow‐up. Each ICU nominated health‐care professionals with clinical experience and responsibilities in post‐ICU follow‐up care to represent their unit. The group consisted of critical care nurses (n = 6), physicians (n = 3), physiotherapists (n = 3) and occupational therapists (n = 1) from six ICUs. Clinical experience was defined as ongoing involvement in the assessment and follow‐up of former ICU patients. No predefined number of years' experience was required.
The team worked collaboratively throughout the process, while assigning professional‐specific tasks to ensure that each discipline's perspective was represented. To facilitate this, each professional discipline formed a dedicated subgroup. Drawing on their specific clinical expertise, professional experience and available scientific evidence, these subgroups developed proposals and drafted content for their respective areas of competence. These drafts were subsequently reviewed and discussed by the entire task force group to ensure coherence, relevance and consistency across the draft.
The working group participated in iterative rounds of discussion, revision and consensus‐building to refine the recommendations. Divergent viewpoints were explored collaboratively, and consensus was achieved through structured deliberation.
2.2References
A comprehensive list of relevant keywords was initially developed, to capture a wide range of factors for follow‐up within PICS (physical, psychological and cognitive dysfunction). A professional librarian refined and structured the search strategy using PICO (Table 1) and the terms ‘intensive care’, ‘critical care’, ‘follow‐up’, ‘physical’, ‘psychological’ and ‘cognitive’ (Supplementary File 2). Four databases were included in all searches: PubMed, MEDLINE, Cochrane Database of Systematic Reviews and Scopus. The scope of the search encompassed short‐ and long‐term follow‐up of adult medical, surgical and trauma patients treated in the ICU. The searches were limited to English articles involving adult patients (≥ 18 years), published between 1 January 2007, and 31 December 2024. Studies focusing on paediatric or burns ICUs were excluded, as these populations follow separate routines for follow‐up and were not addressed in this search.
TABLE 1The PICO summary table.
Population Adult ICU survivors across medical, surgical and trauma specialties
Intervention Any structured ICU follow‐up initiative, including outpatient clinics, ward visits, screening procedures and follow‐up programmes
Comparator
Outcomes Identification and management of PICS‐related physical, cognitive or psychological problems, patient‐reported outcomes, recovery trajectories, organisation of follow‐up services
Three researchers (A.S., L.O. and M.R.) conducted the first and secondary screening. Titles and abstracts were screened, and studies that did not address patient selection, timing, organisation, or content of ICU follow‐up were excluded (Figure 2). Thirteen articles met the inclusion criteria and were retrieved for secondary screening with full‐text reviews; nine were excluded due to not being systematic reviews, and four were eventually included (Supplementary File 3). The three researchers (A.S., L.O. and M.R.) independently appraised the methodological quality of the included studies using the Critical Appraisal Skills Program (CASP) Checklist (www.casp‐uk.net) (Supplementary File 4). Results were then compared in a consensus meeting. Each CASP item was scored as met, unclear, or not met. The overall evidence level was assigned according to the following criteria: studies that met the majority of CASP criteria were considered of high quality; studies meeting several CASP criteria but containing methodological weaknesses were regarded as being of moderate quality; and studies with substantial methodological shortcomings were of low quality. Studies with low quality or studies where methodological validity could not be established were excluded. Data extraction was performed independently by all members of the research team using a predefined data abstraction framework. Extracted data were then compared across reviewers, and any discrepancies were discussed and resolved through consensus to ensure accuracy and consistency. A narrative synthesis was conducted based on the extracted data. Each included study was read and re‐read in full, and relevant findings were systematically examined to identify recurring concepts, patterns and relationships across studies. These patterns were iteratively refined and integrated to develop a coherent synthesis of the evidence.
The development team collectively reviewed the evidence within each domain. In a series of meetings, the working groups created actionable recommendations. Internal review and feedback on the evidence review were undertaken to ensure accuracy of content and consistency. Relevant domains of the AGREE II instrument were used to guide the evidence review process and support methodological rigour [22].
2.3Stakeholder and Patient Involvement
To ensure that the recommendation reflected the needs and experiences of clinical users, several stakeholder engagement activities were conducted. First, a dedicated workshop for critical care nurses was held in conjunction with the annual conference of the Swedish Association of Nurse Anesthetists and Critical Care Nurses (ANIVA). Thirty critical care nurses from across Sweden participated. During facilitated group discussions, participants shared their experiences and views on key aspects of ICU follow‐up, including criteria for patient selection, optimal timing of follow‐up and the organisation and content of follow‐up services.
Second, a seminar for clinicians (critical care nurses, physicians, assistant nurses, physical therapists) involved in ICU follow‐up was held at the yearly conference, arranged by The Swedish Intensive Care Quality Register (SIR). At this meeting, results from the literature synthesis and the ANIVA workshop were presented to the 74 attendees, followed by structured small‐group discussions. Participants reflected on the findings and contributed their own experiences with ICU follow‐up programmes.
Third, patient perspectives were incorporated through a structured group discussion with four patient representatives who participated in a digital meeting. During this meeting, the draft was presented, and participants were invited to comment on its content, structure and proposed recommendations.
Following the review by stakeholders, clinical users and patient representatives, the draft recommendation underwent further refinement. Feedback from all groups was carefully considered and discussed within the task force to ensure that the recommendations were informed by the available evidence, clinically relevant and feasible to implement and aligned with patient needs and preferences.
2.4External Review
The final draft of the recommendation underwent extensive external peer review by representatives from 12 of the Swedish regions, professional societies for anaesthesia and critical care nurses and physicians, the Swedish Society for occupational and physiotherapists, the Swedish Intensive Care Registry, the E‐health agency and NPO for rehabilitation, habilitation and insurance medicine. All comments were compiled and evaluated by the task force group, after which a revised version of the recommendation was circulated and formally approved.
3Results
3.1Literature Review
The consensus recommendations are based on available evidence published up to December 2024. The search yielded 139 unique references. Four reviews met the inclusion criteria, comprising three systematic reviews and one integrative review (Table 2). The reviews evaluated ICU follow‐up interventions, targeting physical, psychological, cognitive and HRQoL after critical illness. Findings were heterogeneous, with some studies reporting benefits in identification of rehabilitation needs and patient‐reported outcomes, while others found limited effects. The overall certainty of evidence was considered low to moderate due to heterogeneity in interventions, outcomes and designs. In cases where evidence was insufficient or consensus could not be reached, no recommendation was issued. These findings were considered together with clinical expertise and feasibility when formulating the recommendations. The consensus recommendation is presented in Figure 3.
TABLE 2Reviewed and included articles.
References Design/method Outcome Results Level of evidence
Josepha op't Hoog et al. [24] Systematic review and meta‐analysis in six databases.
Non‐randomised controlled trials, RCT, stepped‐wedge studies, interrupted time series analysis and before after studies.
983 participants.
Patients and/or family members ≥ 18 years.
Outcomes: PICS related to physical, cognitive or psychological symptoms. Five studies included two RCT, one a block intervention study, one a pre‐test–post‐test control group design and one non‐RCT.
The studies show no significant differences in favour of transitional care interventions on physical or psychological aspects of PICS‐(F). One study with a nurse‐led structured follow‐up programme showed a significant difference in physical function at 3 months.
Quality among the studies differs from moderate to high.
There was a substantial clinical heterogeneity that made pooling for primary outcomes unfeasible.
Schofield‐Robinson et al. [25] Systematic review, search in four databases, clinical trial registers for ongoing studies and grey literature.
RCT and non‐RCT comparing effect of follow‐up using a structured programme and no follow‐up service or standard care.
1707 participants.
Patients ≥ 18 years cared in a Level 3 ICU.
Outcomes: health‐related quality of life, anxiety and depression, post‐traumatic stress disorder (PTSD) or physical and mental function, mortality and return to work. Five studies included four RCT and one non‐RCT.
There was little or no difference in the outcomes between participants who received a follow‐up service and participants who received standard care.
There was insufficient evidence, from a limited number of studies, to determine whether ICU follow‐up services are effective in identifying and addressing the unmet health needs of ICU survivors.
Jonasdottir et al. [10] Integrative review, search in four databases.
Empirical qualitative and quantitative studies and nonempirical literature reflecting service improvement. Studies with follow‐up reported as an intervention or a service within a hospital or a hospital clinic.
8767 participants.
Patients ≥ 18 years.
Outcomes: Structure and content in follow‐up and the types of variables used. Seventeen studies included, two RCT, a case–control study, four before‐and‐after studies, a qualitative study and nine descriptive and evaluative studies.
Three models of nurse‐led follow‐up were identified: ward visits, follow‐up clinics and telephone follow‐up. Interventions ranged from clinical assessment to psychosocial support. Positive effects were mainly reported for patient satisfaction up to 6 months post discharge. Follow‐up might promote patients' health and enable use of adequate resources.
The weaknesses of the study was the heterogeneity of the included studies, deficiencies in study methodology and the low number of studies.
Jensen [26] Systematic literature review, search in five databases.
RCT studies investigating post‐ICU consultations in adults with post ICU follow‐up compared with control which does not provide any posticum consultation.
855 participants.
Medical and surgical patients ≥ 18 years.
Outcomes: quality of life (QOL), anxiety, depression, posttraumatic stress disorder (PTSD), physical ability, cognitive function and return to work. Three multicentre studies, two single centres. One study conducted in Australia, one in USA, one in six European countries and two in UK.
Follow‐up consultations might reduce symptoms of PTSD by 3–6 months after ICU discharge in ICU survivors, but without affecting HRQoL and other outcomes investigated.
The overall quality of evidence for effect of post‐ICU follow‐up consultations was low.
3.2Stakeholder and Patient Involvement
During the national seminar for clinicians, they highlighted the need for a more standardised approach to follow‐up, both in terms of organisational structure and content. Stakeholders highlighted that standardisation could clarify clinical responsibilities, support equitable provision of follow‐up services and facilitate the identification of resource needs. They also emphasised that greater consistency across follow‐up practices would help reveal knowledge gaps in the care of ICU survivors along the recovery trajectory. However, they had no practical implications for the draft recommendation and no structure was changed.
Patient representatives supported the recommendations and emphasised the particular importance of the ward visit as part of ICU follow‐up. They described this visit as a valuable opportunity for processing their ICU experiences and potentially reducing later stress‐related symptoms. The patient representatives considered the number of screening questionnaires included in the follow‐up acceptable when their purpose and clinical relevance were clearly explained. These insights were incorporated into the final recommendations by reinforcing the value of the ward visit as a core component of follow‐up and by ensuring that the use of screening tools is justified, purposeful and clearly explained to patients.
3.3External Review
The external stakeholders' review resulted in the structured assessment forms for screening physical function, activity in daily life and cognitive function follow‐up being added to support identification of rehabilitation needs. The external review also provided feedback regarding the inclusion of additional screening of physical function and limitations in activities of daily living, and emphasised that the ICU follow‐up should be provided by a multiprofessional team due to the multifaceted nature of the PICS problems.
3.4From Evidence to Recommendations
Evidence supporting ICU follow‐up was generally of low certainty. Nevertheless, the task force judged that the potential benefit of identifying unmet rehabilitation needs, the low risk of harm, strong patient preferences and the importance of equitable access to follow‐up services justified issuing this consensus recommendation.
3.4.1Consensus Recommendation
3.4.1.1Selection of Patients for Follow‐Up
Key clinical question: Which patients should be followed up?
We recommend that clinicians consider inviting all adult patients treated in an ICU for ≥ 48 h to structured ICU follow‐up.
The reviewed literature provided little guidance regarding patient selection for ICU follow‐up services. Across the four reviews, no consensus exists regarding inclusion criteria, and no specific ICU length‐of‐stay cutoff is consistently recommended [10, 24, 25, 26]. Eligibility criteria varied substantially among studies and were typically based on local models for follow‐up rather than standardised indicators.
In the absence of evidence, adopting a pragmatic threshold of > 48 h in the ICU helps to ensure that individuals who develop new or worsening physical, cognitive, or psychological problems after critical illness are not inadvertently excluded from routine follow‐up. This approach may result in a larger cohort of patients being offered follow‐up, but it increases the likelihood of identifying patients who would benefit from post‐ICU support. Therefore, this is a conditional recommendation since it is based on limited evidence.
3.4.1.2Time Points for Follow‐Up
Key clinical question: At what time points should patients be followed up?
We recommend that clinicians consider offering all ICU survivors an initial follow‐up contact within the first week after ICU discharge, ideally on the ward, to assess clinical status, identify early problems and ensure continuity of care. We further recommend that patients and their families be offered an outpatient follow‐up visit at 2–3 months after ICU discharge, with the option of an additional visit within 6 months if clinically indicated.
There is moderate‐quality evidence regarding interventions delivered at 2–3 months after ICU discharge, but not necessarily for the timing of follow‐up itself. In the literature review, the interventions varied regarding time to follow‐up and number of consultations [10, 25, 26]. One of the four reviews included suggested that follow‐up should be initiated within the first week after ICU discharge. This recommendation was based on the potential benefits of early follow‐up in supporting the transition from ICU to ward care, identifying patient needs and complications at an early stage, and facilitating communication and collaboration between ICU staff, ward teams, patients and their families [10]. Outpatient evaluation at 2–3 months aligns with common practice patterns and helps address ongoing physical, cognitive and psychological recovery needs [10, 25, 26]. A second visit within 6 months allows timely reassessment and referral to appropriate multidisciplinary or primary care services when needed [10]. These follow‐ups may be conducted either in person or digitally, depending on feasibility and patient preference. Furthermore, responses from the questionnaires collected can serve as a basis for discussion of needs prior to each visit.
3.4.1.3Organisation and Content of Follow‐Up
Key clinical question: How should follow‐up be organised and what problems should be addressed?
We recommend that outpatient ICU follow‐up be led by clinical experts in intensive care and, where possible, delivered by a multidisciplinary team (e.g., ICU nurses, physicians, physiotherapists) to ensure comprehensive assessment and management of post‐ICU problems.
We recommend that follow‐up consultations include the provision of information about the ICU stay and treatment and allow time for patients and families to ask questions and receive explanations about symptoms commonly experienced after critical illness.
We recommend that follow‐up consultations include a structured assessment to identify symptoms of post‐traumatic stress, anxiety, depression, cognitive impairment, reduced physical function, limitations in activities of daily living, HRQoL and unmet rehabilitation needs. This assessment may be conducted using validated instruments where available, together with clinical interviews and structured screening questions regarding symptoms, daily functioning, perceived recovery and rehabilitation need. Patients with identified physical, psychological, or cognitive problems should be referred to the appropriate healthcare provider or specialist service for further evaluation and management.
In the literature follow‐up consultations aimed to assess patients' recovery and identify problems that delayed recovery [10]. Consultations commonly included assessment of psychological, cognitive, physical recovery and HRQoL. Several studies used validated instruments and objective tests, including PTSS‐14, HADS, the Montreal Cognitive Assessment (MoCA), the Cognitive Failures Questionnaire (CFQ), handgrip strength, six‐minute walk test, Timed Up and Go test and RAND‐36, to support the identification of patients who need further interventions [10, 25, 26].
Given the limited and heterogeneous evidence base, this consensus recommendation should be interpreted as pragmatic recommendations informed by the available literature and expert clinical judgement.
4Discussion
This Swedish consensus recommendation proposes a structured, standardised approach to follow‐up after critical illness to improve identification and management of PICS. It suggests that all adults treated in the ICU for ≥ 48 h receive early and ongoing follow‐up, beginning with contact within the first week and continuing with multidisciplinary outpatient assessment at 2–3 months. Emphasis is placed on using validated screening tools, providing information to patients and families, and ensuring referral to appropriate services when physical, psychological, or cognitive problems are identified.
Our consensus recommendations align with existing international guidelines and consensus statements, while also extending them in some important ways. Consistent with the British National Institute for Health and Care Excellence guideline (CG83) [5], we emphasise structured follow‐up after critical illness, including a multidisciplinary assessment at 2–3 months to identify physical, cognitive and psychological problems and to coordinate ongoing care. Similarly, our recommendation for systematic screening across these domains is in line with the Society of Critical Care Medicine consensus, which advocates assessments after hospital discharge using validated tools and highlights the importance of identifying patients at risk for long‐term impairments [27]. In addition, our focus on comprehensive assessment and referral pathways corresponds with the multimodal rehabilitation guideline for PICS coordinated by the German Society for Neurorehabilitation, which also underlines the need for repeated evaluation and coordinated, multidisciplinary management of physical, cognitive and psychological sequelae [28]. However, our consensus recommendation provides greater operational clarity by outlining a more explicit follow‐up pathway, including early contact within the first week after ICU discharge followed by structured outpatient follow‐up. By specifying timing and referral strategies, it extends beyond existing recommendations. We acknowledge that implementation of these recommendations may require additional healthcare resources. Nevertheless, we consider this is an important area for prioritisation, given its potential benefits for patients, healthcare systems and society at large. Furthermore, a more structured and standardised follow‐up model could facilitate research and enable robust evaluation of the effectiveness, feasibility and resource implications of post‐ICU follow‐up care.
4.1Implementation and Implications for Clinical Practice
Implementation of structured ICU follow‐up requires substantial organisational and workforce resources. A multidisciplinary approach is essential, involving ICU clinicians alongside physiotherapists, occupational therapists and other rehabilitation professionals. However, staffing constraints and competing clinical priorities may limit the feasibility of establishing dedicated follow‐up services in many settings.
The consensus recommendation adopts a pragmatic approach to enhance feasibility, using ICU length of stay as a simple and applicable criterion for identifying patients at risk, despite its limitations as a predictor of long‐term outcomes [29, 30, 31]. While more complex risk stratification models may offer greater precision, their routine use is currently limited by feasibility, validation and clinical usability [30, 31, 32]. ICU length of stay was therefore selected as a pragmatic compromise, enabling consistent identification of at‐risk patients in everyday practice, and should be interpreted alongside clinical judgement and individual patient factors.
To support implementation, follow‐up may be integrated into existing care pathways, with emphasis on protected time for assessments and effective coordination across ICU, ward and community services. Robust documentation and communication systems are needed to maintain continuity of care and ensure consistent application of rehabilitation plans throughout the patient's journey. Given the resource implications and variability in local infrastructure, the recommended model should be viewed as a flexible framework rather than a rigid standard. A stepwise approach, for example, prioritising patients at highest risk or gradually expanding services, may facilitate more achievable implementation. Institutional support, clear policies and systems for outcome monitoring are key enablers of sustainable practice.
Although developed in Sweden, these principles may be applicable across healthcare systems and offer a generalisable approach to improving follow‐up care after critical illness.
4.2Strengths and Limitations
A major strength is the consensus recommendation's structured and pragmatic framework, integrating validated assessments, defined follow‐up and multidisciplinary referral pathways to support consistent post‐ICU care. However, some limitations should be acknowledged. First, the evidence base underpinning follow‐up interventions after critical illness remains heterogeneous and, in some areas, limited, particularly regarding patient selection, optimal timing and long‐term impact of follow‐up services. As a result, some recommendations are necessarily based on expert consensus in addition to the available literature. Second, while the recommendation aims to be pragmatic, its implementation may be challenging in routine clinical practice. In particular, the establishment of structured follow‐up services requires sufficient staffing, time and organisational resources, which may not be readily available in all settings. Variability in local infrastructure, access to multidisciplinary teams and availability of specialist services may further influence the ability to deliver the recommended pathway. A further limitation relates to the literature base underpinning the recommendation. The evidence synthesis primarily relied on existing systematic reviews rather than conducting new independent searches for individual studies. An integrative review was included because it provided a broader understanding of patients' symptoms, needs and experiences following critical illness across different study designs. This review was used primarily to inform the identification of relevant follow‐up domains and patient needs, rather than as evidence of intervention efficacy.
Also, the total number of participants reported across systematic reviews should be interpreted with caution, as not all participants contributed to each review question. Some primary studies are included in more than one review, resulting in overlap. The CASP checklist evaluates the methodological quality of the systematic reviews rather than the quality of the individual primary studies. While this approach allows for an efficient and comprehensive overview of the available evidence, it also means that the recommendation reflects the heterogeneity and methodological limitations present in the underlying reviews, including variation in intervention components, patient populations and outcomes. In addition, more recent primary studies not yet included in published reviews may have been missed. This approach may limit both the level of detail and the timeliness of the evidence informing the recommendations. Finally, although cost considerations informed the development process, a formal cost or cost‐effectiveness analysis was beyond the scope of this work. Future studies should evaluate the economic impact and sustainability of different follow‐up models.
4.3Future Directions
Further research is needed to evaluate the feasibility, effectiveness and resource utilisation of structured follow‐up models and rehabilitation pathways in real‐world clinical settings, including their impact on patient outcomes and healthcare utilisation. Studies should also determine the optimal timing, frequency and content of follow‐up assessments, alongside formal cost‐effectiveness analysis to inform policy and resource allocation. In addition, there is a need to explore how follow‐up services can be organised within healthcare systems. One potential approach is to develop hospital‐wide services independent of individual ICUs, supported by dedicated multidisciplinary teams, which may facilitate coordination and scalability. The economic impact, sustainability and scalability of such models require further investigation. Finally, patient‐centred research is essential to better understand survivors' experiences and priorities, ensuring that future guideline development is informed by both clinical evidence and lived experience. Although considerations related to cost and resource availability informed the consensus recommendation development process, these were not formally evaluated, highlighting an important area for future study.
5Conclusion
The consensus recommendation should be regarded as a pragmatic model for ICU follow‐up, emphasising early contact, multidisciplinary involvement and structured assessment using validated tools. By targeting both short‐ and longer‐term needs, it facilitates the timely identification and management of physical, psychological and cognitive sequelae after critical illness.
Although based on low‐certainty evidence, several recommendations were considered strong recommendations because of the high burden of unmet patient needs, the low likelihood of harm, the lack of alternative care pathways and the consistent preferences expressed by patients and healthcare professionals.
Implementation of such an approach has the potential to support the continuity of care, guide resource use and promote more equitable and consistent follow‐up for ICU survivors and their families. Although developed in Sweden, these principles may apply to other health systems, offering a pathway to improve long‐term outcomes for ICU survivors.
Author Contributions
E.Å., A.S., M.R., O.D., and L.O. contributed to conception and design, or acquisition of data, or analysis and interpretation of data. E.Å., A.S., M.R., and L.O. drafted the manuscript. All authors revised the draft and approved the final version.
Funding
The authors have nothing to report.
Ethics Statement
The authors have nothing to report.
Conflicts of Interest
The authors declare no conflicts of interest.
Supporting information
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Come citare questo studio
Åkerman E, Schandl A, Ringdal M, Dahl O, Orwelius L. (2027). Swedish Consensus Recommendation for Follow-Up After ICU Stay.. Acta anaesthesiologica Scandinavica. DOI: 10.1111/aas.70361
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