Ci sono giornate che sembrano una lista senza fine. Un messaggio a cui rispondere, una scadenza, qualcosa da sistemare. Quando finalmente ci fermiamo, può comparire una domanda: sto facendo abbastanza?
Non sempre è semplice lasciare una pausa vuota. A volte la riempiamo subito, come se ogni momento dovesse produrre qualcosa. Eppure possiamo anche provare a osservare quel bisogno, senza giudicarlo e senza trasformarlo in un altro compito.
Una domanda diversa
Invece di chiederti subito che cosa fare dopo, potresti domandarti: che cosa noto adesso? Una sensazione, un pensiero che ritorna, il desiderio di stare in silenzio. Non è un esercizio da svolgere bene. È soltanto un invito a guardare la tua giornata da un punto di vista più personale.
Non tutto ciò che conta compare in una lista di cose fatte.
Il tuo modo di fermarti
Per qualcuno fermarsi significa camminare senza una meta precisa. Per altri, stare seduti qualche minuto o lasciare il telefono in un’altra stanza. Non c’è una forma di pausa uguale per tutti, né una durata che renda un momento più valido di un altro.
Puoi osservare quali situazioni ti lasciano spazio e quali invece aggiungono una nuova aspettativa. Anche accorgerti che non sai ancora rispondere è un punto da cui partire.
Parlarne, se lo desideri
Il rapporto con il tempo, con le richieste degli altri e con le proprie aspettative può essere un tema da portare in un colloquio. Non serve raccontarlo in modo ordinato: puoi iniziare dalla frase che ti viene più naturale.